Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

IL CORONAVIRUS: UN’OPPORTUNITÀ PER PRATICARE I TRE PASSI DEL PERDONO - I parte.

di Patrizia Terreno

Ho deciso di scrivere qualcosa su questa emergenza coronavirus in seguito alle richieste che mi sono giunte da più parti. L’attuale situazione mi permette inoltre di esemplificare l’applicazione dei tre passi del perdono che stiamo studiando da qualche anno.
Lo stimolo è partito da un messaggio che chiedeva esplicitamente: “Dove posso trovare, nel Corso, qualcosa sull’emergenza Coronavirus?” E’ chiaro che questa domanda rivela un’incomprensione dello scopo del Corso e dei suoi metodi di applicazione. Infatti il Corso non parla minimamente né del Coronavirus, né di alcun problema del mondo, perché si occupa unicamente della mente. Il focalizzarsi sui problemi del mondo, siano essi relazioni interpersonali, difficoltà economiche o sociali, e problemi di salute, travisa completamente la sua area di intervento.

Il Corso si occupa della mente, termine con cui intende il processo interpretativo.
In altri termini ci direbbe: il problema NON è quello che succede, ma IL MODO in cui interpreto quello che succede. Ci sono alcune frasi nel Manuale per gli insegnanti che riassumono benissimo questo concetto. Leggiamole:

Forse sarà utile ricordare che nessuno può arrabbiarsi nei confronti di un fatto. E’ sempre un’interpretazione che suscita emozioni negative, indipendentemente dalla loro apparente giustificazione da parte di ciò che si presenta come un fatto. Indipendentemente, anche, dall’intensità della rabbia che viene suscitata”. (M-17.4:1-3)

E’ l’interpretazione a suscitare emozioni negative: il punto focale del Corso è l’interpretazione o percezione, e non la cosa in sé.
Le prime 3 lezioni del Libro degli esercizi ci aiutano ad inoltrarci in questa direzione. Dicono infatti:

       1-    Nulla di ciò che vedo….. ha alcun significato
       2-    Io ho dato a tutto ciò che vedo …. tutto il significato che ha per me
       3-    Io non comprendo nulla di ciò che vedo…

In altri termini queste lezioni ci insegnano a spostare la nostra attenzione dalle cose in sé alla nostra percezione di esse.
La quarta lezione include in questo nuovo approccio anche i pensieri. Infatti dice:

       4-    Questi pensieri non significano nulla. Sono come le cose che vedo…

E’ ovvio che se i pensieri in sé non significano nulla e sono come le cose che vedo, allora anche in relazione ai pensieri posso dire quello che ho detto in relazione alle cose, e cioè che:

  • ….Io ho dato a tutti i pensieri che penso tutto il significato che hanno per me, e
  • ….Io non comprendo nulla di ciò che penso.

Con queste semplici lezioni iniziali il Corso ci dice come dovremmo imparare - poco alla volta, ovviamente - ad approcciare qualsiasi cosa: rendendoci conto che diamo alle cose dei significati arbitrari e poi li consideriamo verità oggettive, non rendendoci minimamente conto di come “costruiamo” la nostra realtà. Cosa c’entra tutto questo con il Coronavirus? Beh… uno studente del Corso dovrebbe partire da qui per impostare il suo lavoro, riconoscendo in sostanza che il suo problema non è il Coronavirus ma il modo in cui lui lo percepisce. E questo suo modo di percepirlo determinerà per lui quella che sembrerà essere la realtà oggettiva.
Questo non è altro che l’inizio del primo passo del perdono, cioè - per ritornare ancora una volta al paragrafo 5 della lezione 23 : “… tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa”. Noi non siamo intrappolati nella nostra percezione del mondo, perché possiamo cambiare la causa di questa percezione, ossia la nostra mente. Tuttavia “questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata …..”. Se non identifichiamo la causa, ossia se non siamo consapevoli dei pensieri che pensiamo in relazione ad un determinato evento, allora non potremo mai lasciarla andare. Se consideriamo oggettivo il significato di un evento, e non ci rendiamo conto che siamo stati noi ad aver dato quel significato a quell’evento, non potremo mettere in discussione la nostra percezione.
E’ dunque questo il primo, indispensabile passo da attuare FIN DALL’INIZIO nella pratica del Corso a proposito di QUALSIASI problema: renderci conto che il problema non è la cosa in sé, ma il significato che diamo alla cosa in sé, in genere senza rendercene conto, e quindi giudicando oggettivo tale significato.

La lezione 5 prosegue sulla stessa linea, dicendo: 

      5-      Non sono mai turbato per la ragione che penso io

Proviamo ad applicare meglio questo concetto: la lezione ci dice che crediamo di essere turbati perché c’è un virus, perché c’è un’emergenza, perché abbiamo paura di subire un crollo economico, perché le norme del Governo sono eccessive o inefficaci, perché siamo costretti a rimanere isolati in casa, ecc. mentre in realtà non siamo affatto turbati per queste ragioni. Allora perché siamo turbati? Ovviamente l’avevano già detto le lezioni precedenti: siamo turbati per IL SIGNIFICATO che diamo a ciò che vediamo o pensiamo, ossia al virus, all’emergenza, al crollo economico, alle norme del Governo, alla crisi economica, all’isolamento in casa, e così via. E questo significato dipende dalla nostra percezione.
Ancora una volta il problema non è “là fuori”, non è la cosa in sé. Il problema è la nostra interpretazione della cosa in sé, il significato che diamo al virus, all’emergenza, alle norme di Governo, ecc. E’ questo che ci turba.

Le lezioni successive ci aiutano ulteriormente a focalizzare la natura del vero problema, ossia l’interpretazione che diamo agli eventi:

    6-    Sono turbato perché vedo qualcosa che non c’è
    7-    Vedo solo il passato
    8-    La mia mente è preoccupata da pensieri del passato
    9-    Non vedo nulla com’è adesso.

In sostanza queste lezioni dicono che il significato che diamo alle cose è grandemente distorto dalle percezioni passate, percezioni che risalgono a un passato che sembra perdersi nella notte dei tempi, anche se in realtà non è mai avvenuto, che il Corso definisce minuscola folle idea (T-27.VIII.6:2). Questo passato ci impedisce di vedere le cose come sono realmente. E il processo è di dimensioni gigantesche, perché la nostra mente è letteralmente intasata da pensieri del passato, al punto di non riuscire davvero mai a percepire le cose come sono nel momento presente. Dobbiamo quindi imparare a mettere in discussione tutti i nostri pensieri, anche quelli che ci sembrano più fondati e legittimi, perché sono tutti filtrati da una lente percettiva distorta che sposta continuamente la nostra percezione delle cose dal momento presente a un passato inesistente per definizione. Insomma… non siamo capaci a pensare. Come sostiene il primo paragrafo della lezione 8, quello che noi definiamo “pensare” non è altro che rivedere immagini passate che vengono subito proiettate all’esterno in modo da risultare apparentemente oggettive.

La gran parte delle lezioni successive, fino alla 32, descrive in dettaglio le caratteristiche di questa percezione distorta, che noi crediamo oggettiva – come ho scritto più volte- solo perché non la osserviamo accuratamente dentro la nostra mente. Ci spiegano come questa percezione è basata sull’attacco, sulla colpa, sulla paura, sulla vendetta, sull’autodistruzione, sulla presunzione di comprendere, sul vittimismo. Sono questi i pensieri che dobbiamo imparare a guardare dentro la nostra mente e a mettere in discussione vedendone lo scopo distorto.
Ritornando all’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni, lo studente del Corso dovrebbe proprio osservare accuratamente le percezioni che serba in sé, rendendosi conto di come la situazione esterna è solo un modo per esprimere dei giudizi, dando spazio, dentro la sua mente, a questi pensieri di attacco, di paura, di vittimismo e di autodistruzione; e anche rendendosi conto di come questi pensieri- proiettati all’esterno- sembreranno essere dei fatti oggettivi.

Per riprendere la domanda da cui sono partita “Dove posso trovare, nel Corso, qualcosa sul Coronavirus?”, la risposta è: da nessuna parte e dappertutto. Da nessuna parte, perché il Corso non parla minimamente di problemi del mondo. E dappertutto, perché tutto il Corso ci insegna ad affrontare le percezioni dentro la nostra mente, visto che le percezioni sbagliate o distorte costituiscono il nostro solo problema.

E facciamo adesso un salto all’importantissima prima frase della lezione 25, dove troviamo un’informazione fondamentale per procedere nella nostra indagine:

Lo scopo è il significato (L-pI.25.1:1)

Che cosa vuol dire? Che il significato che diamo alle cose è lo scopo che attribuiamo loro. In altri termini prima stabiliamo lo scopo da dare alle cose, e poi – a seconda dello scopo attribuito- vedremo nelle cose un certo significato. Bisogna qui premettere che ovviamente nel Corso esistono solo due scopi, così come esistono solo due sistemi di pensiero, o due alternative fra cui scegliere, o due insegnanti, o due voci che parlano dentro la nostra mente. (T-14.III.4; L-pI.133.4) Uno scopo è quello distruttivo e autodistruttivo dell’insegnante-ego. L’altro scopo è quello correttivo dell’Insegnante-Spirito Santo.
Dunque vediamo quello che vogliamo vedere, perché abbiamo lo scopo di vederlo. E questo dà alle cose il significato che crediamo esse abbiano. Questa è la descrizione perfetta di un sistema di allucinazioni, non di un modo di pensare sano! E in effetti la mente che pensa in questo modo è la cosiddetta mente sbagliata o insana o malata. Giova precisare a questo punto che – in accordo alle premesse enunciate prima- la malattia nel Corso è un modo di pensare sbagliato più che una cosa in sé. La malattia – a cui sono dedicate alcune lezioni tra la 136 e la 140 - è il sistema di pensiero della mente sbagliata. Chi nel Corso cercasse risposte a quella che in base all’uso comune del termine viene definita “malattia” (per l’appunto il Coronavirus), sbaglierebbe cercandola nelle lezioni 136-140. Anche qui, come in tutto il resto del Corso, l’enfasi viene infatti posta sulla percezione della malattia più che sulla malattia in sé. Per ripetermi ancora una volta, il problema non è la malattia come appare nel mondo, ma la percezione che noi abbiamo di essa dentro la nostra mente.

Ma ritorniamo alle prime lezioni, dalla 1 alla 32, che affrontano i vari aspetti di questa percezione distorta o malata, ossia di questa malattia. Come abbiamo già visto sono l’attacco, la colpa, la paura, la rabbia, il vittimismo, la vendetta, la presunzione di comprendere quali siano i nostri migliori interessi, la presunzione di comprendere lo scopo e il significato delle cose, il bisogno di distruggere e di autodistruggersi. E alcune lezioni successive, dopo la 61, aggiungono alla lista i rancori, il bisogno di trovare la salvezza nel mondo invece che nella mente, l’esercizio sbagliato della volontà. Infine troviamo una lezione (la 79) che arriva ad una conclusione affascinante, anche se sconcertante: tutte queste false percezioni si basano su un unico problema, la separazione da Dio, il nostro fondamentale senso di carenza.
Questo è il lavoro che lo studente del Corso dovrebbe fare: guardare questo scopo distorto, distruttivo e auto distruttivo, che si trova nascosto dentro la sua mente, e vedere come sia propenso ad attribuirlo a tutto e tutti fuorché a sé stesso -perché così facendo le cose sembreranno avere un loro significato oggettivo- invece di assumersi la responsabilità delle sue interpretazioni o proiezioni, accettandone la correzione o Espiazione.
Come ci dice invece la lezione 337:

Devo accettare l’Espiazione per me stesso, e niente di più
(L-pII,337.1:4).

Lo studente dovrebbe insomma essere disponibile a guardare lo scopo per cui tende a sminuire il virus o a provare panico per la sua comparsa; lo scopo per cui tende a negarne la distruttività o a enfatizzarla; lo scopo per cui vuole attaccare le norme del Governo o coloro che le seguono o non le seguono; lo scopo per cui disattende le indicazioni, o condanna chi non le segue o le segue ciecamente.
Lo scopo è il significato.
A seconda dello scopo che diamo alle cose, così vedremo le cose, e così ne percepiremo il significato.

Anticipando una lezione successiva e molto più avanzata, la lezione 193, si può ancora aggiungere che ogni cosa è un’opportunità per applicare i principi del Corso e imparare a disfare l’ego dentro la nostra mente. In tal senso l’attuale emergenza non è altro se non un’opportunità per imparare a guardare dentro la nostra mente come l’ego usa questa emergenza - e qualsiasi cosa - per rinforzare se stesso. E qual è l’uso che l’ego fa di questa emergenza? L’uso che fa a proposito di qualsiasi situazione: attaccando tutto e tutti, inclusi proprio noi che lo ospitiamo e gli diamo retta, inducendoci a giudicare l’operato di chiunque, rafforzando il nostro bisogno di sentirci vittime, portandoci a giustificare la collera e la paura, facendoci vedere il problema come se fosse esterno a noi invece che interno.

Vorrei aggiungere qualcosa su una trappola importante in cui lo studente – anche se dotato delle migliori intenzioni- potrebbe cadere: la negazione. La negazione è una delle due difese attuate dall’ego per rinforzare se stesso. La prima è la proiezione, la seconda è la negazione. (Chi desidera approfondire questo argomento può leggere i miei spunti, in particolare quelli che vanno dal 35 al 43).  L’ego ci insegna a vedere i problemi come se fossero fuori di noi invece che nella nostra mente (questa è la proiezione) e poi a negare di averlo fatto. Ma possiamo anche dire che l’ego ci insegna a negare i nostri pensieri proiettandoli sul mondo esterno. Negazione e proiezione viaggiano in parallelo e sono simultanee. La negazione è una mossa molto brillante, perché ciò che è negato viene nascosto, e in tal modo non possiamo più prenderne atto. Se neghiamo il problema, allora non potremo più affrontarlo.
E questo si è visto in atto in ogni modo nel corso di questa emergenza: negando il virus in sé, negandone l’impatto, negandone gli effetti, negando la propria paura, negando la propria ansia, negando la propria responsabilità. E soprattutto negando di negare tutto questo. Questa strategia squisitamente egoica – e quindi assolutamente contraria all’insegnamento del Corso- viaggia di pari passo con la proiezione, ossia con il giudicare il mondo per qualsiasi cosa faccia: troppe misure, insufficienti misure, nazioni ostili, nazioni compiacenti, complotti internazionali, salvatori occulti, medici incompetenti, medici ossessivi, amici pusillanimi, amici eccessivamente prudenti…. In queste proiezioni dovremmo imparare a vedere il bisogno di negare qualcosa in noi. Dovremmo vedere come incolpiamo gli altri proprio di quello che neghiamo in noi stessi. Anche a questo proposito il Corso ci dà delle frasi utilissime su cui riflettere ogniqualvolta esprimiamo dei giudizi su un altro:

Come vedrai lui, così vedrai te stesso. Come tratterai lui, così tratterai te stesso.
Come penserai di lui, così penserai di te stesso.
Non dimenticarlo mai, poiché in lui troverai o perderai te stesso.
(T-8.III.4:2-5)

Se nego i miei giudizi e li considero oggettivi, cioè determinati dalle azioni degli altri, allora non potrò più vedere che sono io ad averli generati. E non vedendolo non mi renderò conto della presa che l’ego ha dentro la mia mente, e di come sono totalmente irretito da esso.

Ho notato come spesso gli studenti travisino l’insegnamento del Corso credendo che ci spinga a negare gli eventi che avvengono nel mondo. E – per sostenere il loro punto di vista- usino a sproposito certe frasi del Corso che parlano appunto dell’irrealtà del mondo. L’errore in questo caso consiste nel confondere i due livelli di scrittura del Corso, usando le frasi di I livello per prendere decisioni nel mondo, cioè decisioni che si riferiscono invece al secondo livello.  (chi vuole approfondire i 2 livelli può leggere -fra i miei spunti- quelli relativi a tale argomento, che vanno dal 10 al 42, dal 44 al 52, oltre al 93, al 103 e al 192; oppure la sezione omonima nel mio libro Un Corso in Miracoli parla di sé, da pag 82 a pag 86). Anche se il mondo è inesistente, il Corso sottolinea in più punti che per noi- che ci crediamo degli esseri umani e non delle menti- negare la realtà del mondo sarebbe errato. Leggiamo per esempio una frase relativa all’errore di negare la separazione:

Ciò che credi è vero per te. In questo senso la separazione è avvenuta,
e negarla è semplicemente usare la negazione in modo inappropriato
(T-2.VII.5:5-6)

Ma c’è anche una frase molto utile a proposito del negare il corpo e le sue vicende, inclusa la malattia fisica:

Il corpo è semplicemente parte della tua esperienza nel mondo fisico. Le sue capacità possono essere, e spesso sono, sopravvalutate. Tuttavia è quasi impossibile negarne l’esistenza in questo mondo. Coloro che lo fanno sono impegnati in una forma di negazione particolarmente indegna. Il termine “indegna” qui implica solo che non è necessario proteggere la mente negando ciò che non è mente. Se si nega questo sfortunato aspetto del potere della mente, si sta anche negando il potere stesso.
(T-2.IV.3:8-13)

Ora che il Governo ha stabilito delle misure restrittive, c’è anche un altro aspetto sul quale è molto utile portare la nostra attenzione: il problema d’autorità. Come dice il Corso: Questa è “la radice di tutti i mali” (T-3. VI.7:3). Il problema d’autorità è la relazione che abbiamo con Dio, nostro Autore, una relazione basata sulla ribellione, la prevaricazione, la proiezione e la negazione. Questo problema, non guardato, verrà proiettato nel mondo su tutte le figure a cui attribuiamo una qualche autorità. Per esempio si manifesterà con la tendenza a ribellarsi alle figure d’autorità, disattendendo le loro indicazioni, o al contrario con il bisogno di seguirne le direttive in modo compulsivo; con la tendenza insomma a prevaricare e a negare l’autorità sia negli altri che in noi stessi. E in questo momento tale problema potrebbe riflettersi nel rapporto che abbiamo con il Governo, i medici e tutti coloro che sono preposti a far funzionare le loro direttive. Potremmo intravedere il problema d’autorità nel nostro bisogno di ignorare o sottovalutare o travisare le indicazioni, negando l’autorità di chi le propone. O nel nostro bisogno di negare la nostra autorità, rifiutandoci per esempio di assumere una posizione ferma e precisa con coloro – come i nostri figli- con cui rivestiamo un ruolo d’autorità. In tutti questi meccanismi ravviseremo la tendenza a far trionfare il nostro ego, quindi- per ripetermi ancora una volta- a rafforzare l’attacco, la paura, la colpa, la rabbia, il vittimismo, la vendetta, la presunzione di comprendere quali siano i nostri migliori interessi, la presunzione di comprendere lo scopo e il significato delle cose, il bisogno di distruggere e di e autodistruggerci, il rancore, il senso di impotenza e di vulnerabilità, la carenza.

In conclusione, il lavoro che lo studente del Corso dovrebbe praticare in questa emergenza- così come in ogni altro istante della sua vita- è guardare i propri pensieri e vederne la componente egoica (nelle sue forme basilari di carenza, proiezione/negazione e distruttività) scegliendo di metterla in discussione con l’aiuto correttivo dello Spirito Santo, già presente nella propria mente. A questo punto avverrà il miracolo della percezione mutata. Lo studente, come dice la lezione 23 già citata, farà l’esperienza che le sue immagini- cioè le sue percezioni- sono già state sostituite. L’estensione dello Spirito Santo avrà così sostituito la proiezione dell’ego.
Questi sono i tre passi del perdono di cui sto scrivendo dallo spunto 73.

E per quanto riguarda il comportamento che cosa facciamo?
Ancora una volta, fatemi ripetere che il Corso non dà indicazioni comportamentali su come gestire le situazioni del mondo. Una frase chiarissima espone l’ambito nel quale il Corso ci dice che dobbiamo applicare i suoi insegnamenti: la mente, e non il mondo.

Quindi non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo
(T-21.in.1:7)

 Ma se impariamo a guardare i nostri pensieri egoici o sbagliati (questo è il primo passo del perdono) e chiediamo aiuto per lasciarli andare (questo è il II passo del perdono) e vedere in modo diverso (questo è il III passo del perdono), il nostro operare sarà guidato dallo Spirito Santo invece che dall’ego, dall’Amore invece che dall’odio e dall’attacco.
E a questo punto il nostro agire diverrà gentile, rispettoso, collaborativo, paziente, gioioso, generoso, e – trascendendo il nostro egocentrismo- attento alle esigenze di tutti.

La pace sostituirà ogni angoscia, e l’amore prevarrà su ogni paura.

 

Torino, 9 marzo 2020.