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Nell’istante benedetto lascerai andare tutto ciò che hai imparato in passato, e lo Spirito Santo ti offrirà velocemente l’intera lezione della pace.
(T.15.II.1:7)

Ben ritrovati!
Dopo la pausa estiva ricominciamo i nostri spunti di riflessione focalizzandoci ancora su un tema che stiamo affrontando da molti mesi: l’istante santo ed il diverso uso del tempo delineato da Un Corso in Miracoli.
Secondo il Corso la nostra mente ha a disposizione due sistemi di pensiero, opposti ed incompatibili, definiti “mente sbagliata” e “mente corretta”. La prima è dominata dall’ego, che nel Corso definisce l’errata credenza che la separazione sia uno stato di realtà. La seconda è guidata dallo Spirito Santo, Che –sempre secondo il Corso- corregge nella nostra mente questa credenza errata.
Il tempo viene concepito e sperimentato in modo completamente diverso nei due opposti sistemi di pensiero. Nella mente sbagliata viene usato proprio per rafforzare la credenza nella realtà della separazione, e quindi per rafforzare l’ego, mentre nella mente corretta diviene il modo per disfare tale credenza, e quindi per disfare l’ego stesso.
Il Corso aggiunge che per raggiungere il suo scopo l’ego pone una grande enfasi su quegli aspetti del tempo che sono illusori per definizione: il passato ed il futuro. Costringendo la mente a concentrarsi costantemente su di essi, l’ego la imprigiona in circoli viziosi sempre più stretti ed angoscianti, veri e propri labirinti nei quali la mente ha la sensazione di perdersi e può addirittura arrivare a credere di impazzire.
Invece, sempre secondo il Corso, lo Spirito Santo mette l’enfasi sull’unico aspetto del tempo che permette di uscire dalla presa soffocante dell’ego: il presente. Ma- ci dice il Corso in molti punti- il presente, per essere veramente tale, non deve implicare soltanto una componente temporale, ma altri due elementi chiave: l’assenza di colpa e la non consapevolezza del corpo. In altri termini, il presente non è veramente presente se contiene tracce di passato o di futuro, se contiene colpa e se fonda sé stesso sull’esperienza del corpo. Davvero un’insolita definizione di presente!
Questi tre elementi congiunti rendono qualunque istante temporale un “istante santo”, capace di scardinare istantaneamente i parametri dell’intero sistema di pensiero dell’ego e di liberare la mente portandola all’esperienza miracolosa della pace interiore.

L’istante santo è il luogo dove dimora il miracolo. Da lì, ciascuno nasce in questo mondo come testimone di uno stato mentale che ha trasceso il conflitto e ha raggiunto la pace.
(T.27.V.3:1-2)

In sintesi, questi sono gli argomenti trattati negli spunti che ho dedicato all’argomento del tempo da inizio 2015. Per rileggerli cliccare qui.

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Dopo aver riassunto alcune delle sfaccettature dell’istante santo (per rileggere lo spunto della settimana scorsa cliccare qui), vorrei ora portare l’attenzione al rapporto che il Corso evidenzia fra l’istante santo e le relazioni speciali.
A questo tema è dedicata un’intera sezione del testo: la quinta del capitolo 15, che comincia con una serie di definizioni lapidarie:

L’istante santo è il più utile strumento di apprendimento dello Spirito Santo per insegnarti il significato dell’amore. Perché il suo scopo è di sospendere completamente il giudizio. Il giudizio si basa sempre sul passato, perché l’esperienza passata è la base sulla quale giudichi. Il giudizio diventa impossibile senza il passato, perché senza di esso non capisci nulla.
(T.15.V.1:1-4)

Queste frasi ci propongono un’interessante sequenza logica: il passato ci serve a formulare i giudizi (come possiamo infatti giudicare qualcosa se non paragonandola ad uno o più termini di riferimento già presenti nella nostra mente, e quindi appresi nel passato?). Ora, se l’istante santo è l’istante in cui il passato perde completamente la sua attrattiva su di noi, ne consegue che in esso scompare anche qualunque investimento nel giudizio. E la sospensione del giudizio scardina istantaneamente l’intero sistema di pensiero dell’ego.
Quando l’ego scompare- anche solo temporaneamente- dal nostro spazio mentale, affiora improvvisamente l’esperienza di quell’amore che era già presente dentro la nostra mente, ma era stato inaccessibile fino a quel momento, perché completamente soffocato dai molteplici strati di difese (negazione e proiezione) proposti dall’ego per rafforzare se stesso.
Questa– come sostiene la prima frase- è la ragione per cui l’istante santo è il più utile strumento dello Spirito Santo per apprendere il significato dell’amore. Senza di esso l’amore- che pure è la nostra vera natura, come sostiene chiaramente il titolo della lezione 67- rimarrebbe sepolto sotto strati e strati di negazione che ci impedirebbero di sperimentarlo.

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Nell’istante santo nessuno è speciale, perché i tuoi bisogni personali non si intromettono a forza su nessuno per far sì che i tuoi fratelli sembrino differenti. Senza i valori del passato, li vedrai tutti uguali e come te. E non vedrai alcuna separazione tra loro e te. Nell’istante santo vedrai in ogni relazione ciò che sarà quando percepirai solo il presente.
(T.15.V.8:2-5)

Come abbiamo visto la scorsa settimana (per rileggere lo spunto, cliccare qui) , le relazioni speciali sono per definizione basate sul giudizio e sul passato, perché non è possibile relazionarsi con qualcuno in modo speciale, ossia esclusivo, se prima non lo si è giudicato diverso- e pertanto speciale- rispetto ad altri. Il giudizio serve a stabilire la reciproca specialezza, e la reciproca specialezza permette di instaurare delle relazioni speciali, volte a soddisfare in modo speciale i reciproci bisogni speciali.
Se le relazioni speciali sono le relazioni dell’ego, allora non possono che essere basate sul tempo dell’ego: il passato ed il futuro.
Al contrario, nel tempo dello Spirito Santo -il presente senza colpa dell’istante santo- non c’è bisogno di specialezza, perché scompare il bisogno di soddisfare dei bisogni speciali. E quindi scompare anche il bisogno di vedere negli altri delle differenze che ci permettano di giudicarli più o meno speciali.
Nell’istante santo si percepisce allora la sostanziale uguaglianza che ci accomuna tutti, al di là delle nostre innegabili differenze fisiche e psicologiche. E se – nonostante le differenze formali- siamo tutti uguali in contenuto, allora non c’è alcuna separazione fra di noi.
Questo è quello che l’istante santo ci permette di percepire: la sostanziale unità di contenuto che ci rende tutti uguali al di là delle nostre apparenti differenze formali.
In ogni istante santo abbiamo la possibilità di vedere negli altri quello che potremo vedere alla fine del nostro percorso, in quel mondo reale in cui solo il presente rimarrà nella nostra consapevolezza.

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Ognuno sulla terra ha formato relazioni speciali e, sebbene non sia così in Cielo, lo Spirito Santo sa come portare loro un tocco di Cielo qui.
(T.15.V.8:1)

Le relazioni speciali sono la roccaforte dell’ego. Sono basate sulla specialezza, ossia sul credere che tra di noi esistano delle differenze sostanziali che ci separano gli uni dagli altri. Abbiamo tutti bisogno di credere nella oggettiva sostanzialità di queste differenze, perché senza di esse non potremmo nutrire l’aspettativa di soddisfare i molteplici bisogni che crediamo di avere in quanto corpi. Nel mondo dell’illusione la specialezza è semplicemente un dato di fatto, e il Corso non ci chiede certamente di negarne l’evidenza. Tuttavia ci dice anche che questa specialezza, invece di portarci gioia ed appagamento come l’ego ingannevolmente sostiene, di fatto stritola le relazioni in una morsa distruttiva ed autodistruttiva.
Come uscire da questa impasse?
La soluzione, che viene dallo Spirito Santo, trasforma le relazioni in modo tale da portare in esse un “tocco di Cielo”, e contempla un modo diverso di usare il tempo. L’istante santo rappresenta questo uso diverso del tempo, perché è l’attimo di benedizione (ossia privo di colpa, passato/futuro e investimento nella realtà del corpo) che trasforma ogni relazione speciale in una relazione santa. E la benedizione presente nell’istante santo non è limitata: non c’è relazione- per quanto dolorosa e angosciante possa sembrare- che non venga istantaneamente trasformata nel suo esatto opposto nel momento in cui la mente accetta per essa la correzione ed il tempo dello Spirito Santo invece dell’errore e del tempo dell’ego.

Tutte le tue relazioni sono benedette nell’istante santo, perché la benedizione non è limitata.
(T.15.V.10:1)

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A causa della colpa, tutte le relazioni speciali hanno elementi di paura in esse.
Ecco perché cambiano e variano così frequentemente.
Non sono basate solo sull’amore immutabile. E dove la paura è entrata, non si può contare sull’amore perché non è perfetto.
(T.15.V.4:1-4)

Le relazioni speciali, nonostante tutte le pretese e le promesse dell’ego, non hanno nulla a che fare con l’amore. Sono basate sulla specialezza, a sua volta basata sulla necessità di soddisfare dei bisogni, sull’investimento nel giudizio e sull’attaccamento al passato. A questo scopo la mente, che crede di avere dei bisogni, seleziona la percezione in modo da vedere negli altri solo dei corpi, ossia quelle componenti speciali che le permetteranno di soddisfare proprio quei bisogni speciali che percepisce in sé. Questa predazione genera colpa, e la colpa induce paura. Questo meccanismo percettivo, escogitato brillantemente dall’ego per soddisfare i nostri bisogni con la pretesa di difenderci dalla carenza e dalla solitudine, in realtà rafforza carenza e solitudine, perché – generando colpa e paura- esclude automaticamente l’amore dalla nostra consapevolezza. E senza amore non può che esserci isolamento e vuoto interiore.
Ecco perché due capitoli più avanti il Corso afferma:

È essenziale rendersi conto che tutte le difese fanno ciò da cui vorrebbero difendere.
(T.17.IV.7:1)

Le difese, cioè i meccanismi percettivi dell’ego basati sul giudizio, focalizzati sul corpo e sul passato e volti a difenderci dalla solitudine e dal senso di carenza, di fatto rafforzano questa solitudine e questo senso di carenza, perché escludono dalla mente la presenza dell’amore.
L’amore può essere sperimentato solo nell’istante santo, che è il momento presente, privo di colpa/paura e della consapevolezza del corpo. In esso risiede la pace.

Nell’istante santo la condizione dell’amore è soddisfatta, perché le menti sono unite senza l’interferenza del corpo, e dove c’è comunicazione c’è pace.
(T.15.XI.7:1)

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Nella Sua funzione di Interprete di ciò che hai fatto, lo Spirito Santo usa le relazioni speciali, che hai scelto per sostenere l’ego, come esperienze di apprendimento per indicare la verità. Col Suo insegnamento ogni relazione diventa una lezione d’amore.
(T.15.V.4:5-6)

Abbiamo visto negli ultimi tre spunti (per rileggerli cliccare qui) che l’ego nella nostra mente dirotta la percezione in modo tale da individuare negli altri solo ciò che gli permette di soddisfare egoisticamente i propri bisogni. Per farlo ha bisogno del giudizio, e ancor prima ha bisogno del passato, che gli fornisce la base su cui costruire ogni sorta di giudizio.
Su questi cardini (passato, giudizio e percezione) l’ego costruisce il suo schema di riferimento che gli permette di instaurare nella sua mente delle relazioni speciali con gli altri.
Questo è il modo in cui funziona il suo sistema difensivo, che nelle intenzioni dell’ego dovrebbe proteggere la mente dalla solitudine e dal vuoto interiore, ma- come ci informa puntualmente il Corso- di fatto li rafforza all’interno della mente stessa, perché i maneggi dell’ego escludono proprio quella consapevolezza dell’amore che rappresenta l’unica possibilità che la mente ha per uscire dal proprio stato di vuoto e solitudine.

È essenziale rendersi conto che tutte le difese fanno ciò da cui vorrebbero difendere.
(T.17.IV.7:1)

Lo Spirito Santo risponde puntualmente a tutti i deliri dell’ego, annullandone l’impatto distruttivo e autodistruttivo. La Sua Risposta si trova nell’istante santo, risolutivo e guaritore perché riflette all’interno dell’illusione la conoscenza e l’amore di Dio. In esso, invece dei giudizi basati sul passato, potremo fare l’esperienza di condividere con gli altri gli stessi interessi e lo stesso obiettivo, un’esperienza che ci fa sperimentare l’amore all’interno della nostra mente.

L’istante santo riflette la Sua conoscenza portando via ogni percezione del passato, eliminando così lo schema di riferimento che hai costruito per giudicare i tuoi fratelli. Una volta che questo sarà svanito, lo Spirito Santo lo sostituirà con il Suo schema di riferimento…. Perché nell’istante santo, libero dal passato, vedi che l’amore è in te, e non hai bisogno di guardare fuori e strappare colpevolmente l’amore da dove pensavi che fosse.
(T.15.V.9:3-4;7)

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Come abbiamo visto le scorse settimane (cliccare qui per rileggere gli spunti relativi) l’istante santo ripristina nella nostra mente quel contenuto d’amore che la relazione speciale aveva celato, seppellendolo sotto strati e strati di apparenti difese. Allo scopo di difendersi dall’angosciante solitudine conseguente alla minuscola folle idea ogni mente -sotto la guida dell’ego- aderisce ad un piano, che consiste nel cercare all’esterno di sé qualcuno o qualcosa con cui completarsi in modo speciale. Per farlo seleziona la percezione in modo da costruire un’immagine – in qualche modo paragonabile in positivo o in negativo ad una qualche ombra del passato- che possa soddisfare i suoi bisogni. E a questo punto si innamora di questa immagine virtuale, totalmente inventata. Questo schema difensivo in realtà non funziona, come il paragrafo seguente illustra chiaramente.

Non puoi amare parti della realtà e comprendere che cosa significhi l’amore. Se non ami come ama Dio, Che non conosce amore speciale, come puoi comprenderlo? Credere che le relazioni speciali, in cui c’è amore speciale, ti possano offrire la salvezza è credere che la separazione sia la salvezza. Perché è nella completa uguaglianza dell’Espiazione che si trova la salvezza. Come puoi decidere che alcuni aspetti speciali della Figliolanza possano darti più di altri? Il passato te lo ha insegnato. Ma l’istante santo ti insegna che non è così.
(T.15.V.3)

Nell’istante santo, infatti, salta all’aria il sistema di pensiero dell’ego, basato sul passato/futuro, sulla colpa e sulla credenza nella realtà del corpo, e volto alla costante soddisfazione di un’innumerevole quantità di bisogni, spesso in conflitto tra di loro. Al suo posto compare un nuovo schema di riferimento, dove il bisogno da soddisfare è uno solo: sperimentare quella pace interiore che, riflettendo l’Amore di Dio, ci indica la strada per raggiungerLo.

Nell’istante santo non c’è conflitto di bisogni, perché ce n’è uno solo. Perché l’istante santo raggiunge l’eternità e la Mente di Dio. Ed è solo là che l’amore ha significato, e solo là può essere capito.
(T.15.V.11:4-6)

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Nella quarta sezione del capitolo 17 del testo vengono affrontati alcuni dei grandi temi del Corso, che ho esposto a più riprese negli ultimi spunti (per rileggerli cliccare qui): la natura distruttiva del sistema difensivo dell’ego, la differenza fra forma e contenuto, la natura delle relazioni speciali e infine l’uso corretto o spirituale del tempo. Tuttavia questi temi non vengono trattati in modo astratto, come succede in altre parti del libro. Vengono collegati tra di loro mediante un’immagine di facile comprensione: quella di un quadro e della cornice che lo racchiude. Usando questa simbologia, il Corso cerca di farci riflettere prima di tutto sulla differenza tra la forma ed il contenuto. Ovviamente il quadro è il contenuto, mentre la cornice è la forma.
L’ego ci offre un quadro di morte circondato da una cornice estremamente imponente e vistosa, che ha lo scopo di attrarre tutta la nostra attenzione, in modo da distrarci dal contenuto che sta all’interno. In altri termini, l’ego ci spinge a portare tutta la nostra attenzione sulla forma (l’attrattiva che le relazioni speciali esercitano su di noi) perché non vediamo il contenuto distruttivo che contengono. E in questo modo ci offre morte e distruzione senza che ce ne accorgiamo.
Leggiamo insieme la descrizione di questo quadro:

La relazione speciale ha la cornice più imponente e ingannevole di tutte le difese che l’ego usa. Il suo sistema di pensiero è qui offerto circondato da una cornice così pesante ed elaborata che il quadro è quasi cancellato dalla sua struttura imponente. Nella cornice è intessuta ogni sorta di illusione d’amore chimerica e frammentata, intrecciata con sogni di sacrificio e vanagloria, e intessuta con fili dorati di autodistruzione. Il luccichio del sangue brilla come rubini, e le lacrime sono sfaccettate come diamanti e rilucono nella tenue luce nella quale viene fatta l’offerta.
(T.17.IV.8)

Ma, di fronte alla trappola che l’ego ci tende, offrendoci un dono solo apparentemente gradevole e lusinghiero, il Corso ci rivolge l’invito accorato a non farci ingannare, e a guardare fino in fondo il contenuto che si cela dietro l’apparente attrattiva delle relazioni speciali.

Guarda il quadro. Non permettere alla cornice di distrarti. Questo dono ti viene dato per la tua dannazione, e se lo prendi crederai di essere dannato. Non puoi avere la cornice senza il quadro. Ciò a cui dai valore è la cornice, perché non vedi conflitto in essa. Tuttavia la cornice è solo l’involucro del dono del conflitto. La cornice non è il dono. Non farti ingannare dagli aspetti più superficiali di questo sistema di pensiero, perché questi aspetti racchiudono l’intero, completo in ogni aspetto. Nel regalo scintillante si nasconde la morte. Che il tuo sguardo non si soffermi sul luccichio ipnotico della cornice. Guarda il quadro, e renditi conto che è la morte che ti viene offerta.
(T.17.IV.9)

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La scorsa settimana (cliccare qui per rileggere lo spunto) abbiamo visto come l’ego ci inganna spingendoci a portare tutta la nostra attenzione sulla forma – l’attraente soddisfacimento dei bisogni offerto dalla relazione speciale- allo scopo di farci accettare il dono di morte che essa contiene.
Abbiamo anche visto che per rendere più comprensibile questo concetto il Corso usa un simbolo molto chiaro: un quadro e la sua cornice. Ci spiega che – per farci accettare il quadro- l’ego lo circonda con una cornice estremamente attraente, e noi cadiamo nella sua trappola facendoci scioccamente soggiogare dalla cornice senza guardare il quadro e mettere in discussione il contenuto di morte al suo interno. Per questa ragione il Corso ci invita con molta enfasi a guardare attentamente cosa si nasconde dietro l’attrattiva delle relazioni speciali:

Guarda il quadro. Non permettere alla cornice di distrarti…..Non puoi avere la cornice senza il quadro. Ciò a cui dai valore è la cornice, perché non vedi conflitto in essa. Tuttavia la cornice è solo l’involucro del dono del conflitto. La cornice non è il dono. Non farti ingannare dagli aspetti più superficiali di questo sistema di pensiero, perché questi aspetti racchiudono l’intero, completo in ogni aspetto. Nel regalo scintillante si nasconde la morte. Che il tuo sguardo non si soffermi sul luccichio ipnotico della cornice. Guarda il quadro, e renditi conto che è la morte che ti viene offerta.
(T.17.IV.9:1-2; 4-11)

Tuttavia nella stessa sezione, dopo un paio di paragrafi, il Corso ci presenta anche un altro quadro, con la sua brava cornice. Anch’esso è un dono, che questa volta ci viene offerto dallo Spirito Santo. È l’istante santo. La cornice di questo secondo quadro è appena visibile, perché il dono può essere accettato solo se portiamo la nostra piena attenzione al contenuto di vita che contiene, senza farci distrarre dalla forma che lo circonda.

L’istante santo è una miniatura del Cielo, mandata a te dal Cielo. È anch’esso un quadro racchiuso in una cornice. Tuttavia se accetti questo dono non vedrai affatto la cornice, perché il dono può essere accettato solo se sarai disposto a focalizzare tutta la tua attenzione sul quadro. L’istante santo è una miniatura dell’eternità.
(T.17.IV.11:1-4)

Ci vengono offerti due doni: uno è un dono di morte, quasi invisibile, perché circondato dalla forte ed ingannevole lusinga della relazione speciale. L’altro è il dono di vita dell’istante santo, lievemente racchiuso all’interno della cornice delle relazioni sante.
Quale dei due vogliamo scegliere?

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Ti vengono offerti due doni. Ciascuno è completo e non può essere accettato parzialmente. Ciascuno è un quadro di tutto ciò che puoi avere, visto in modi molto differenti.
(T.17.IV.12:1-3)

Usando la simbologia di due quadri circondati dalle rispettive cornici, il Corso mette a fuoco la natura dei due sistemi di pensiero che si trovano all’interno della mente di ognuno di noi.
Il primo quadro ci viene offerto dall’ego ed è un dono di morte. È circondato da una cornice estremamente elaborata e pesante che ha lo scopo di distogliere l’attenzione dal quadro stesso e quindi di proteggerlo e difenderlo. Perché? Perché è un quadro di morte, e nessuno lo sceglierebbe se lo vedesse veramente. Questo è lo scopo delle relazioni speciali: distrarci, obbligandoci a concentrarci sul mondo esterno e distogliendo la nostra attenzione dalla mente dell’ego e dal suo contenuto distruttivo e autodistruttivo. In questo modo l’ego ci imprigiona senza che ce ne accorgiamo.
Il secondo quadro ci viene invece offerto dallo Spirito Santo ed è un dono di vita. È circondato da una cornice leggera, che non ha lo scopo di mettere il quadro che sta all’interno in secondo piano, ma vuole esporlo pienamente alla luce perché possa essere visto il più chiaramente possibile. Questo è lo scopo delle relazioni sante: portarci gradualmente a riscoprire quella luce che si trova all’interno di noi, e che l’ego aveva coperto con i suoi meccanismi proiettivi.

Non puoi paragonare il loro valore paragonando un quadro a una cornice. Devono essere solo i quadri che paragoni, o il paragone sarà completamente privo di significato. Ricorda che il dono è il quadro. E solo su questa base sei veramente libero di scegliere. Guarda i quadri. Entrambi. Uno è un minuscolo quadro, difficile da vedere tra le pesanti ombre della sua cornice enorme e sproporzionata. L’altro ha una cornice leggera ed è appeso nella luce, bello da vedere per quello che è.
(T.17.IV.12:4-11)

È interessante la precisazione che il Corso fa a questo punto: noi tendiamo a paragonare un quadro ad una cornice. In altri termini siamo propensi a mettere a confronto la grandiosità delle relazioni speciali (e l’apparente soddisfazione che ci procurano in termini di importanza personale, senso di trionfo, soddisfazione dei bisogni percepiti, ripristino dell’autostima ferita, e così via) alla calma interiore dell’istante santo, che – se pure ci offre la grandezza- certamente non ci offre alcuna speciale grandiosità. È qui che l’invito del Corso si fa più pressante ed accorato: non bisogna paragonare una cornice ad un quadro, ma mettere a confronto i due quadri fra di loro: la morte rispetto alla vita, l’oscurità rispetto alla luce, il dolore rispetto alla pace interiore, la colpa rispetto alla santità, i circoli viziosi del passato e del futuro rispetto alla liberazione del presente, la credenza di essere dei corpi separati e speciali all’esperienza di essere delle menti che condividono gli stessi interessi. Solo in questo modo potremo scegliere con cognizione di causa cosa vogliamo veramente scegliere.
Ma per paragonare i due quadri, bisogna prima vederli chiaramente. E questo implica la necessità di distogliere l’attenzione dalla imponente cornice del quadro dell’ego- i falsi vantaggi delle relazioni speciali- portando tutta la nostra attenzione al contenuto di morte che si cela al loro interno. Una volta che avremo visto chiaramente che razza di dono ci stava offrendo l’ego, sarà inevitabile scegliere il dono dello Spirito Santo ed il suo contenuto di vita. E per farlo basterà cambiare lo scopo della relazione. In questo modo la relazione diverrà santa.
Mentre prima- nel suo status di specialezza- lo scopo della relazione era di distrarci dal contenuto, adesso – nel suo status di santità- il suo scopo è quello di incorniciare leggermente la sfolgorante luminosità dell’istante santo, che riempie di luce la nostra vita.

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Ti vengono offerti due doni. Ciascuno è completo e non può essere accettato parzialmente. Ciascuno è un quadro di tutto ciò che puoi avere, visto in modi molto differenti.
(T.17.IV.12:1-3)

I due doni di cui il Corso sta parlando qui sono i due sistemi di pensiero dell’ego e dello Spirito Santo.
Uno - derivato dalla credenza nella minuscola folle idea di separazione da Dio - è un angosciante dono di morte. L’altro - basato sull’Espiazione, ossia la correzione proposta dallo Spirito Santo della minuscola folle idea - è un luminoso quadro di vita. Uno ci fa affondare nelle paludi delle colpe passate e delle aspettative future. L’altro ci ancora stabilmente alla luce guaritrice dell’istante santo.
Entrambi sono circondati da una cornice: le relazioni della nostra vita. Saranno relazioni basate sulle specialezza - e quindi definite relazioni speciali - quelle che incorniciano il quadro di morte dell’ego. E saranno relazioni basate sull’assenza di colpa - e quindi definite relazioni sante - quelle che incorniciano il quadro dell’istante santo offerto dallo Spirito Santo.
Le relazioni della nostra vita sono solo delle cornici, delle forme. Quello che conta è il contenuto che sta al loro interno. L’enorme importanza che siamo soliti dare alla forma delle nostre relazioni è una manovra precisa dell’ego per distoglierci dal vero obiettivo: il risveglio della mente. Tuttavia non possiamo nemmeno ignorarle, né il Corso ci chiede di farlo! La correzione che ci propone è di cambiarne lo scopo, passando così dal contenuto di morte proposto dall’ego al contenuto di vita proposto dallo Spirito Santo.
La cornice che circonda il quadro di morte dell’ego è imponente ed invadente perché obbedisce allo scopo di attrarre tutta la nostra attenzione ed impedirci di vedere cosa l’ego ci sta propinando veramente. In altri termini tutta l’attrattiva delle relazioni speciali è in realtà una manovra dell’ego volta a distrarci e farci perdere del tempo.
La cornice che circonda il quadro di vita dello Spirito Santo è leggera, e non distoglie l’attenzione dalla luce dell’istante santo che sta al suo interno. Lo scopo di questa cornice è di rendere perfettamente chiaro ciò che contiene senza interferire con alcuna distrazione.

Il quadro del Cielo e dell’eternità diventa sempre più convincente man mano che lo guardi. E ora, in un vero confronto, può finalmente avere luogo una trasformazione di entrambi i quadri. A ciascuno è assegnato il suo giusto posto quando entrambi vengono visti uno in relazione all’altro. Il quadro oscuro, portato alla luce, non viene percepito come spaventoso, ma ti rendi conto che è soltanto un quadro. E riconoscerai ciò che vedi in esso per ciò che è:un quadro di ciò che pensavi fosse reale, e niente di più. Perché al di là di questo quadro non vedrai nulla.
Il quadro della luce, in netto e inequivocabile contrasto, è trasformato in ciò che c’è al di là del quadro. Mentre lo guardi ti rendi conto che non è un quadro ma una realtà. Non è la rappresentazione figurata di un sistema di pensiero, ma il Pensiero stesso. Ciò che rappresenta è lì. La cornice svanisce dolcemente e Dio sorge alla tua memoria, offrendoti l’intera creazione in cambio del tuo piccolo quadro, totalmente senza valore e interamente privo di significato.
(T.17.IV.14:3 - 15:5)

In sostanza, il quadro che raffigura il sistema di pensiero dell’ego perde tutta la sua componente spaventosa e appare per quello che è stato fin dall’inizio: un nulla senza significato né valore. Invece il quadro dello Spirito Santo, che raffigura il sistema di pensiero presente nell’istante santo, si rivela essere il riflesso del Pensiero di Dio, capace di divenire il Pensiero stesso.
Che magnifica descrizione del passaggio dal mondo reale al Cielo! L’istante santo è la via verso il Cielo, e sceglierlo è il modo per risvegliarci alla Conoscenza.
Chi può ancora esitare nella scelta fra i due quadri, di fronte ad una prospettiva del genere?

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Mancano pochi giorni al Natale, tradizionale tempo di doni…..
E di doni stiamo parlando da qualche settimana (per rileggere gli spunti cliccare qui) : i due doni che ci vengono offerti dall’ego e dallo Spirito Santo, i due sistemi di pensiero a cui ognuno di noi può accedere liberamente dentro alla sua mente.
Abbiamo visto ripetutamente che questi doni sono descritti in una celebre sezione del capitolo 17 come se fossero due quadri, circondati dalla cornice delle relazioni della nostra vita.
Con questa bella immagine il Corso ci dice che in ogni relazione – a seconda dello scopo che scegliamo di darle- troveremo i doni dell’ego o quelli dello Spirito Santo. L’ego ci regala un sistema di pensiero di morte, paura, angoscia, colpa, assoluta mancanza di speranza, costantemente orientato al passato e al futuro e assolutamente convinto della realtà del mondo dei corpi. Lo Spirito Santo invece ci regala un sistema di pensiero di gioiosa pace interiore, di forza, di libertà, di amore e di luce. L’ego ci offre la morte. Lo Spirito Santo ci offre la vita.
Cosa vogliamo ricevere?
La scelta è veramente nelle nostre mani, perché - come il Corso spiega in molti punti- dare e ricevere sono la stessa cosa . (Proprio a questo argomento ho dedicato una serie di spunti, dal 240 al 247. Per rileggerli cliccare qui)

In verità dare e ricevere sono una cosa sola
(L.pI.108)

Dunque che dono vorremo offrire in questo periodo natalizio, per poterlo ricevere? Il dono di morte o il dono di vita? La pace o l’attacco? Il ricordo delle accuse passate o la quiete dell’istante santo? Le promesse future magari strappate con ricatti e lusinghe, o la calma certezza dell’istante presente privo di colpa? L’attacco o il perdono? Questi sono i doni- i soli doni - che possiamo offrirci reciprocamente. E di conseguenza sono i soli doni che possiamo ricevere.
Cominciamo a pensarci….
…..È quasi Natale!......

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Ben ritrovati!
Da molto tempo ci stiamo concentrando sul tema del perdono.
Abbiamo iniziato con lo spunto 73 (cliccare qui per rileggerlo) evidenziando il fatto che il significato del termine è diverso da quello usuale. Questo è proprio quanto sta scritto in un passaggio tratto dalla prefazione di Un Corso in Miracoli:

Il perdono è il grande aiuto nell’apprendimento offertoci dallo Spirito Santo per compiere questo capovolgimento del nostro sistema di pensiero. Tuttavia, il Corso ha la sua specifica definizione di cos’è in realtà il perdono, proprio come ha una propria definizione del mondo.
(Pref. p. IX)

Negli spunti successivi (dal 74 al 79) ho cercato di evidenziare in cosa consista questa differenza sostanziale: mentre normalmente il perdono viene applicato ai fatti, alle situazioni, alle persone, il Corso ci propone invece di perdonare l’interpretazione che ne diamo, in base all’assunto che la nostra sofferenza non dipende dalle cose in sé, ma dal nostro modo di percepirle. In effetti le prime 3 lezioni del libro degli esercizi ci offrono proprio questo tipo di riflessione.
Nello spunto 80 ho proposto la lettura di un utilissimo brano di Kenneth Wapnick intitolato "Il processo del perdono: tre passi" tratto dal suo libro Forgiveness and Jesus non ancora tradotto in italiano. E’ un brano nel quale Kenneth sintetizza non solo il significato, ma anche il procedimento del perdono, descrivendo chiaramente i tre passi in cui il Corso lo articola, passi che Kenneth ricava da un’altra celebre citazione, tratta questa volta dalla lezione 23 del libro degli esercizi:

…tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5)

Negli spunti successivi ci siamo concentrati essenzialmente sul primo passo. Dalla prossima settimana vedremo come.

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… tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, perché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata….
(L-pI.23.5:1-2)

Il primo passo del perdono consiste nell’identificare la causa della nostra sofferenza: essa non risiede in quello che ci è stato fatto, ma nell’interpretazione che ne diamo. In altri termini il primo passo riconosce che il problema non è nel mondo esterno alla nostra mente, ma dentro la mente stessa.
Ecco come Kenneth Wapnick descrive questo primo passo in un brano che ha dedicato al procedimento del perdono:

“Fintanto che sosteniamo che il problema non è in noi, ma in qualcun altro, la nostra attenzione sarà stata deviata con successo dalla fonte del problema. L’ego fissa la nostra attenzione lontano dalla colpa e, convincendoci che essa non è dentro di noi, dedichiamo la nostra attenzione a correggere il problema dove non è. Tutta la proiezione ha questo come proprio scopo: essere una distrazione o una cortina fumogena cosicché noi non si possa mai guardare all’interno, dove il problema è in realtà”. (estratto da Forgiveness and Jesus- Il processo del perdono: i tre passi . (Per rileggerlo cliccare qui)

Ho dedicato parecchi spunti a cercare di comprendere la dinamica della proiezione, come funziona e soprattutto perché la mettiamo in atto.
Abbiamo visto che serve alla mente separata per negare e allontanare da sé un’emozione dolorosissima e primordiale, il senso di colpa, che secondo il Corso ha una origine metafisica: è il risultato della cosiddetta “minuscola folle idea”, l’errata credenza nella separazione da Dio, nostro Padre e nostra Fonte.
Abbiamo visto inoltre una dinamica molto efficace dell’ego che gli permette di rendere reale e credibile la proiezione: il capovolgimento del principio di causa-effetto, in base al quale la mente, che è la vera causa delle nostre esperienze, sembra divenirne effetto, mentre il mondo, che in realtà è l’effetto della mente, sembra divenirne la causa. Grazie a questo capovolgimento una frase che il Corso considererebbe completamente priva di significato come “mi hai fatto arrabbiare”, sembrerà invece logica e sensata, perché corrisponde a quanto sperimentiamo con i nostri sensi. Mentre l’espressione “sono io ad aver scelto di essere arrabbiato per poter proiettare su di te un senso di colpa che ho negato ma che si trova dentro la mia mente e che non riesco a gestire” sembrerà inutilmente complicata e difficile da accettare.
Infine abbiamo visto come la dinamica della proiezione, invece di risolvere il problema della gestione della colpa, lo complica ulteriormente, perché stritola la mente in una catena ininterrotta di circoli viziosi.
Gli spunti in cui ho cercato di presentare sia questi tre aspetti (proiezione, principio di causa effetto, circoli viziosi) che la loro concatenazione, vanno dal numero 86 al numero 119. Per rileggerli cliccare qui.

Forse sarà utile ricordare che nessuno può arrabbiarsi nei confronti di un fatto. E’ sempre un’interpretazione che suscita emozioni negative, indipendentemente dalla loro apparente giustificazione da parte di ciò che si presenta come un fatto. Indipendentemente, anche, dall’intensità della rabbia che viene suscitata.
(M-17.4:1-3)

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Nella nostra indagine sul primo passo del perdono ci siamo soffermati anche su un altro aspetto estremamente importante: il tema dell’identicità e della differenza, che ne è una componente inscindibile.
Il primo passo non richiede solo che ci assumiamo la responsabilità delle nostre proiezioni – riconoscendo che la nostra sofferenza non è determinata da quanto ci viene fatto, ma dal modo in cui noi lo percepiamo- ma richiede anche che poco alla volta riconosciamo che il problema che sta alla base di tutte le nostre proiezioni è uno solo: la presunta separazione da Dio. Allo stesso modo è una e una sola la soluzione a quell’unico problema: il Corso chiama Espiazione questa soluzione proposta dallo Spirito Santo, spiegando più e più volte che tale termine significa “correzione”.

La tentazione di considerare i problemi come molteplici è la tentazione di mantenere irrisolto il problema della separazione. Il mondo sembra presentarti un vasto numero di problemi, ognuno dei quali richiede una risposta diversa. Questa percezione ti mette in una condizione in cui la tua capacità di risolvere i problemi deve essere inadeguata, ed il fallimento è inevitabile.
Tutta questa complessità non è che un disperato tentativo di non riconoscere il problema, e quindi di non permettere che sia risolto. Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L-pI-79.4,6)

Senza questa importante precisazione, potremmo essere portati a credere che ogni proiezione sia il risultato di un problema diverso, e il perdono non potrà servire a disfare il senso di separazione, e favorire quell’esperienza di unità che ne costituisce il vero scopo. Senza la comprensione dell’identicità di tutte le proiezioni (e senza l’esperienza graduale di essa, che il Corso definisce “generalizzazione”), non potremo pertanto né comprendere né arrivare a sperimentare il primo principio dei miracoli, che sancisce l’indifferenziazione di tutti i miracoli.

Non c’è ordine di difficoltà nei miracoli. Uno non è “più difficile” o “più grande” di un altro. Sono tutti uguali. Tutte le espressioni d’amore sono massimali.
(T-1-I-1)

A questo importantissimo tema abbiamo dedicato gli spunti 129-158.
Per rileggerli cliccare qui.

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L’ultimo aspetto del primo passo del perdono che ho preso in considerazione negli spunti trattati in questa scuola del Corso è il tempo, un argomento molto importante a cui il Corso dedica ampio spazio. L’ego usa il tempo per rafforzare in noi il senso di colpa e impedirci di metterlo in discussione. Lo fa in modo molto sottili, per esempio trasformando il senso di colpa in aspettativa del cambiamento, in pianificazione, in desiderio di vendetta o risarcimento, ecc. Dato che – con la complicità del fattore tempo- il senso di colpa avrà assunto delle forme diverse e ingannevoli, non ci accorgeremo più di celarlo nella nostra mente, e quindi ci sarà difficile assumercene la responsabilità. Quindi un aspetto essenziale del primo passo del perdono del perdono è imparare a riconoscere la colpa celata nel nostro attaccamento al passato nelle varie forme che assume; imparare a vederne il costo in termini di perdita della pace interiore e infine metterla in discussione.
A questo tema importantissimo ho dedicato gli spunti 177-206, mentre gli spunti 207-248 sono stati dedicati all’uso, diametralmente opposto, che lo Spirito Santo fa del tempo.
Per rileggerli cliccare qui.

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Negli ultimi spunti (per rileggerli cliccare qui) ho riassunto gli aspetti chiave del primo passo del perdono, rimandando i lettori alle trattazioni che ho fatto negli anni passati, per poter compiere un ripasso più dettagliato.
Per chiarire ulteriormente l’argomento, possiamo dire che il primo passo del perdono ci aiuta a riconoscere la vera natura dei nostri problemi. Secondo il Corso la causa reale della nostra sofferenza specifica in una determinata situazione non è mai rappresentata dalle cose in sé e dal modo in cui appaiono, ma dal modo in cui – seguendo il suggerimento nefasto del nostro ego- abbiamo impostato la percezione nella nostra mente allo scopo di auto ingannarci e permanere in uno stato di inconsapevolezza. Proprio come lo struzzo della storiella, nascondere la testa sotto la sabbia ci dà solo l’illusione di aver risolto il nostro dolore, mentre di fatto lo aumenta, perché aggiunge dolore a dolore: alla errata percezione di essere vittime si aggiunge infatti uno stato di cecità auto indotto, che riduce gradualmente la nostra consapevolezza e lucidità portandoci all’estremo ad un vero e proprio intorpidimento mentale in cui – come degli automi- possiamo ridurci a vivere come guidati da un devastante e auto distruttivo pilota automatico.
Con la sua logica ferrea, il primo passo del perdono riaccende una scintilla di luce nella nostra mente addormentata, portandoci a riflettere in modo totalmente diverso sui nostri problemi: il dolore per un tradimento subito – per esempio- non è mai causato da qualcosa esterno a noi, ma dalla nostra mente, cioè dal modo in cui noi scegliamo di percepire tale tradimento; il problema è uno e uno soltanto ed è di natura metafisica, quindi non è rappresentato dal tradimento ma dalla nostra antichissima angoscia interiore che ci fa percepire in modo errato tale tradimento; e infine la nostra angoscia è sempre legata ad un attaccamento ad un passato che non vogliamo lasciare andare– anche se a volte tale attaccamento al passato assume la forma ingannevole del dolore nel momento presente o della speranza in un cambiamento futuro.
C’è una bellissima frase nel capitolo 27, che riassume brillantemente gli enormi vantaggi che derivano dall’applicare il primo passo del perdono:

Adesso ti viene mostrato che puoi sfuggire. Tutto ciò di cui c’è bisogno è che tu veda il problema per quello che è, non per come lo hai impostato tu.
(T-27.VII.2:1-2)

Ecco: il primo passo del perdono è il metodo che ci permette di reimpostare i problemi della nostra vita, vedendoli esattamente come sono. Non ne rappresenta la soluzione, ma semplicemente la corretta impostazione.

Come potrebbe esserci un altro modo di risolvere un problema che è molto semplice, ma che è stato oscurato da pesanti nubi di complicazioni, che sono state fatte per mantenere irrisolto il problema? Senza le nubi il problema emergerà nella sua semplicità primitiva.
(T-27.VII.2:3-4)

Il primo passo del perdono permette quindi di disperdere le nubi delle complicazioni che l’ego aveva proditoriamente indotto nella nostra mente e che ci impedivano di vedere la semplicità del vero problema che ci faceva soffrire.
Una volta che avremo finalmente reimpostato il problema con il primo passo del perdono, la soluzione sarà finalmente possibile.

La scelta non sarà difficile, perché il problema è assurdo quando viene visto chiaramente. Nessuno ha difficoltà nel decidere di permettere ad un problema di venire risolto, se esso viene visto come nocivo e anche molto facile da eliminare.
(T-27.VII.2:5-6)

Se il compito del primo passo del perdono è stato quello di impostare correttamente il problema, compito del secondo passo del perdono è impostare correttamente la soluzione. Cominceremo a vederlo dal prossimo spunto.