SPUNTI  125 - 126 - 127 - 128 - 172 - 173 - 174 - 175 - 215 - 216 - 217 - 218 - 219 - 260 - 299 - 300 - 301 - 302

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Quest’anno cominciamo presto a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

E cosa significa questo, se non continuare a guardare nella nostra mente i nostri tentativi di proiettare sugli altri la nostra colpa? Questo è quanto il corso ci invita a dare allo Spirito Santo, ossia alla Voce che corregge i nostri errori dentro la nostra mente. “Tutto ciò che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa i nostri giudizi, in modo da poterli portare alla Sua Luce di correzione.

Come abbiamo già fatto la scorsa settimana, continuiamo dunque a guardare senza giudizio né colpa i nostri tentativi di accusare gli altri allo scopo di liberarci del nostro senso di colpa. Ricordiamoci che individuare lo scopo delle nostre proiezioni è la chiave per riuscire ad identificarne l’impatto sia distruttivo che – come conseguenza dei circoli viziosi attacco difesa- autodistruttivo.

Un pensiero che non perdona è quello che formula un giudizio che non darà adito a dubbi, anche se non è vero. La mente è chiusa e non sarà liberata. Il pensiero protegge la proiezione, stringendone le catene, cosicché le distorsioni sono più velate ed oscure, meno facilmente accessibili al dubbio e ulteriormente tenute lontane dalla ragione. Cosa può intervenire tra una proiezione fissa e lo scopo che essa si è scelta come l’obiettivo che voleva?
(L.pII.1:2))

Stiamo dunque formulando dei giudizi, magari per “stare dalla parte giusta”, incuranti del fatto che tali giudizi non siano veri? Stiamo chiudendo la nostra mente a interpretazioni diverse? Stiamo proteggendo le nostre proiezioni in modo che il nostro intento accusatorio venga tenuto all’oscuro e appaia sotto forma di giustizia, di onestà, di correttezza, di amorevolezza, di buon senso?

Se lo scopo è liberarci del nostro senso di colpa e noi non siamo disposti a prenderne atto, come sarà possibile mettere in dubbio la fissità della nostra proiezione? Come, se non guardando i nostri pensieri con un atteggiamento veramente spassionato, privo di giudizio e di colpa?

Tutti questi pensieri rappresentano “tutto ciò che ti ferisce”. E questa settimana vogliamo finalmente darli allo Spirito Santo, ossia guardarli senza il giudizio dell’ego, perché nella nostra mente avvenga la correzione che ci libera dai nostri tormenti interiori e che libera gli altri delle proiezione ingiuste che abbiamo fatto su di loro!

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Anche questa settimana continuiamo a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

E cosa significa questo, se non continuare a guardare nella nostra mente i nostri tentativi di proiettare sugli altri la nostra colpa? Questo è quanto il corso ci invita a dare allo Spirito Santo, ossia alla Voce che corregge i nostri errori dentro la nostra mente. “Tutto ciò che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa i nostri giudizi, in modo da poterli portare alla Sua Luce di correzione.

La scorsa settimana abbiamo cercato di stanare i nostri tentativi di accusare ingiustamente qualcuno che non ci aveva fatto nulla. Ma che dire delle accuse rivolte a qualcuno che – in base al giudizio del mondo- ci ha fatto qualcosa? Un amico che ha veramente tradito la nostra fiducia, un ladro che ci ha veramente rubato qualcosa, un estraneo che ha abusato in qualche modo di noi? Beh… anche in questo caso dovremmo perdonare, ossia - usando il termine così come lo usa il corso - dovremmo guardare accuratamente (ma senza giudizio né colpa) i nostri pensieri e vedere se non stiamo approfittando degli errori altrui per proiettare su di loro il nostro malessere interiore e sentirci vittime.

Ricordiamoci che nella nostra mente ci sono sempre e solo due insegnanti: l’ego - che ci consiglierà sempre di proiettare su qualcosa di esterno la colpa che proviamo per la “minuscola folle idea” (T.27.VIII.6:2) -, e lo Spirito Santo Che ci ricorda che non abbiamo commesso l’atroce misfatto di cui segretamente ci autoaccusiamo, la separazione da Dio, quindi non siamo colpevoli e non abbiamo nessuna colpa da proiettare all’esterno. Dunque possiamo essere in pace, indipendentemente da quanto gli altri ci abbiano fatto.

Il perdono riconosce che ciò che pensavi tuo fratello ti avesse fatto non è accaduto (L.pII.1.1:1)

Ciò che pensavamo che nostro fratello ci avesse fatto è toglierci la pace interiore. Ebbene…questo non è mai accaduto. Siamo stati noi a scegliere di perdere la pace interiore perché abbiamo scelto di ascoltare la voce dell’ego invece della Voce dello Spirito Santo. E la voce dell’ego ci ha consigliato di usare quanto è effettivamente accaduto per sentirci vittime.

Ricordiamoci cosa dice il corso:

Tu non sei la vittima del mondo che vedi perché sei tu che lo hai inventato (L.pI.32.1:2)

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Anche questa settimana continuiamo a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

Continuiamo dunque anche questa settimana a guardare i nostri pensieri d’attacco e a darli allo Spirito Santo. Ricordiamoci che “la proiezione fa la percezione”, e che quindi “quello che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Ed è un’interpretazione che “ci ferisce” perché aumenta la colpa dentro la nostra mente. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa le accuse che formuliamo, in modo da poterle portare alla Sua Luce di correzione.

Nella sezione del capitolo 19 “Gli ostacoli alla pace” c’è una descrizione cruenta del meccanismo della proiezione:

I messaggeri della paura sono addestrati col terrore e tremano quando la loro padrona li chiama a servirla. Perché la paura è spietata persino con i suoi amici.
I suoi messaggeri avanzano furtivamente con aria colpevole all’affamata ricerca della colpa, perché sono tenuti al freddo ed affamati e sono stati resi molto feroci dalla loro padrona, che permette loro di banchettare solo con ciò che le restituiscono. Nessun frammento di colpa sfugge ai loro occhi affamati. E nella loro ricerca selvaggia del peccato, si scagliano su ogni cosa vivente che vedono e la portano urlando alla loro padrona perché sia divorata.
(T.19.IV.A.12:3-7)

Ed è così che, affamati ed infreddoliti perché ci sentiamo privi d’amore, e sotto la dittatura feroce dell’ego , cioè della paura che imperversa nella nostra mente, lanciamo questi messaggeri (i nostri pensieri) alla ricerca delle colpe altrui per recuperare la nostra innocenza.

Non inviare nel mondo questi messaggeri selvaggi a banchettare con esso e a predare sulla realtà
(T.19.IV.A.13:1)

Ma come faremo a non inviare questi messaggeri, questi pensieri d’odio alla ricerca delle colpe altrui, se non sappiamo nemmeno di pensarli? Come assumercene la responsabilità se non divenendo osservatori della nostra mente e della nostra devastante paura negata?

Anche questa settimana cerchiamo dunque di guardare senza giudizio né colpa i nostri tentativi di “avanzare furtivamente alla ricerca della colpa”. Stiamo cercando accuratamente di vedere l’aspetto malvagio, le colpe nascoste, le intenzioni cattive di qualcuno? Stiamo scavando furtivamente nelle motivazioni degli altri, per trovare qualche brandello di colpa da portare vittoriosamente al nostro ego, perché ci permetta di “banchettare” con esso, in modo da sentirci “pieni” e “soddisfatti”? Siamo sul piede di guerra alla ricerca del peccato degli altri, che testimonia - agli occhi dell’ego - la nostra buona fede? Siamo segretamente compiaciuti delle presunte colpe altrui, perché questo ci rende “migliori” e “più innocenti” di loro? E soprattutto, siamo consapevoli di come tali tentativi spietati nascano da una nostra profonda ed inconfessata paura?

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Eccoci arrivati alla vigilia di Natale. Quest’anno abbiamo cercato di seguire le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

Nelle scorse settimane abbiamo dunque provato a guardare i nostri pensieri d’attacco e a darli allo Spirito Santo, ricordando che “la proiezione fa la percezione”, e che quindi “quello che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa le nostre accuse, in modo da poterle portare alla Sua Luce di correzione.

E’ quello che continuiamo a fare anche in queste ultime ore, nella certezza che questo è il modo migliore per fare nascere nel nostro cuore il Bambino di Betlemme.

La mia nascita in te è il tuo risveglio alla grandezza.
Non darmi il benvenuto in una mangiatoia, ma nell’altare della santità,
dove la santità dimora in pace perfetta”
(T.15.III.9:5-6)

Dunque con la profonda intenzione di pace che si sperimenta nell’altare della santità (ossia nella mente corretta) diciamo la bellissima preghiera del Natale:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.

So che sarai liberato, a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.

Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,

perché riconosco che saremo liberati insieme.

(T.15.XI.10:5-7)

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Anche quest’anno cominciamo presto a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

E cosa significa questo, se non guardare nella nostra mente i nostri tentativi di proiettare sugli altri la nostra colpa? Questo è quanto il corso ci invita a dare allo Spirito Santo, ossia alla Voce che corregge i nostri errori dentro la nostra mente. “Tutto ciò che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa i nostri giudizi, in modo da poterli portare alla Sua Luce di correzione.

Trascorriamo dunque questa settimana stanando dentro la nostra mente i pensieri di attacco che nutriamo nei confronti degli altri, la rabbia per quello che pensiamo ci abbiano fatto, il rancore per vecchie ferite che ancora non si rimarginano, la costante determinazione a voler avere ragione a tutti i costi, convinti della giustezza delle nostre percezioni, e decisi a non metterle in discussione.

E se non fosse così? Se esistesse un altro modo di vedere le cose?

C’è un altro modo di guardare il mondo. Posso vedere la pace anziché questo.
(lezioni 34 e 35)

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Anche questa settimana continuiamo a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

E cosa significa questo, se non guardare nella nostra mente i nostri tentativi di proiettare sugli altri la nostra colpa? Questo è quanto il corso ci invita a dare allo Spirito Santo, ossia alla Voce che corregge i nostri errori dentro la nostra mente. “Tutto ciò che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa i nostri giudizi, in modo da poterli portare alla Sua Luce di correzione.

Ricordiamoci che:

la proiezione fa la percezione
(T.21.In.1:1)

ossia quanto percepiamo è determinato dall’interpretazione che ne diamo. E inoltre:

“Forse sarà utile ricordare che nessuno può arrabbiarsi nei confronti di un fatto. E’ sempre un’interpretazione che suscita emozioni negative, indipendentemente dalla loro apparente giustificazione da parte di ciò che si presenta come un fatto. Indipendentemente, anche, dall’intensità della rabbia che viene suscitata.
(M.17.4:1-3)

Alla luce di queste premesse, trascorriamo la settimana guardando dentro la nostra mente i giudizi di condanna ed attacco che nutriamo nei confronti degli altri così come nei confronti di noi stessi. Riconosciamo che si tratta di proiezioni di un nostro disagio interiore. E apriamoci alla possibilità che dentro la nostra mente possa esserci un altro modo di considerare proprio le stesse cose che “ci fanno arrabbiare così tanto”.
Preferiamo sperimentare la gioia e la pace del perdono, oppure preferiamo mantenere le nostre convinzioni, ciechi e sordi alla Voce interiore che ci dice che possiamo vedere in un altro modo?

"Preferisci avere ragione o essere felice?
(T.29.VII.1:9)

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Anche questa settimana continuiamo a prepararci alla gioia del Natale seguendo le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

E cosa significa questo, se non guardare nella nostra mente i nostri tentativi di proiettare sugli altri la nostra colpa? Questo è quanto il corso ci invita a dare allo Spirito Santo, ossia alla Voce che corregge i nostri errori dentro la nostra mente. “Tutto ciò che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa i nostri giudizi, in modo da poterli portare alla Sua Luce di correzione.

L’attacco che nutriamo nei confronti degli altri alimenta nella nostra mente i due circoli viziosi di attacco-difesa e di colpa-attacco, rafforzando nella nostra mente il senso di colpa e la paura della punizione. E’ questo ciò che ci tiene all’inferno, non le cose che gli altri ci hanno fatto.

Attacco, difesa, difesa, attacco diventano i circoli viziosi delle ore e dei giorni che incatenano la mente con pesanti fasce di ferro rivestito d’acciaio, che ritornano solo per incominciare di nuovo. Non sembra esservi alcuna pausa, né termine alla morsa sempre più attanagliante dell’imprigionamento della mente
(L.pI.153.3:2-3)

Anche questa settimana guardiamo dunque con coraggio questa nostra dedizione all’attacco che ci ferisce perché attanaglia la nostra mente in una ferrea morsa di angoscia. E diamola allo Spirito Santo perché la Sua luce disperda l’oscurità in cui ci sentivamo persi.
….. la rabbia nei confronti di un genitore….la colpa di cui accusiamo un partner…..il tradimento di un’amica…. la delusione nei confronti di un figlio… il lutto per la morte di una persona amata…. Il senso di fallimento per un obiettivo non raggiunto…….la paura del futuro……

Io sono determinato a vedere le cose in maniera diversa
(L.pI.21)

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Eccoci arrivati alla vigilia di Natale. Anche quest’anno abbiamo cercato di seguire le indicazioni che il corso dà nella bellissima sezione dedicata appunto al Natale:

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T.15.XI.3:1-2)

Nelle ultime settimane abbiamo dunque provato a guardare i nostri pensieri d’attacco e a darli allo Spirito Santo, ricordando che “la proiezione fa la percezione”, e che quindi “quello che ci ferisce” non sono le cose che gli altri ci hanno fatto, ma l’interpretazione che ne diamo in termini di attacco. Pertanto dare le nostre sofferenze allo Spirito Santo significa guardare senza giudizio né colpa le nostre accuse, in modo da poterle portare alla Sua Luce di correzione.

E’ quello che continuiamo a fare anche in queste ultime ore, nella certezza che questo è il modo migliore per fare nascere nel nostro cuore il Bambino di Betlemme.

La mia nascita in te è il tuo risveglio alla grandezza. Non darmi il benvenuto in una mangiatoia, ma nell’altare della santità, dove la santità dimora in pace perfetta”
(T.15.III.9:5-6)

E’ dunque con la profonda intenzione di pace che si sperimenta nell’altare della santità (ossia nella mente corretta) che lasciamo vibrare nei nostri cuori la bellissima preghiera del Natale:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.

So che sarai liberato, a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.

Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,

perché riconosco che saremo liberati insieme.

(T.15.XI.10:5-7)

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Come ogni anno, cominciamo a prepararci alla santità del Natale. Dato che quest’anno ci siamo concentrati sul tempo e- negli ultimi mesi- sull’istante santo, nel periodo di preparazione al Natale utilizzeremo le indicazioni fornite dal Corso nel capitolo 15 per fare esperienza di quell’attimo senza colpa, fuori dal tempo, e privo della consapevolezza del corpo, che il Corso definisce istante santo.
Nella prima sezione del capitolo 15, dedicata proprio ai due usi che l’ego e lo Spirito Santo fanno del tempo, viene messa grande enfasi sulla brevità di un istante. Per due volte infatti ci viene posta una domanda: “Quanto è lungo un istante?”

Quant’è lungo un istante? È tanto breve per tuo fratello quanto lo è per te.
(T.15.I.13:1-2)
Quant’è lungo un istante? Il tempo necessario per ristabilire la perfetta sanità mentale, la perfetta pace e il perfetto amore per tutti, per Dio e per te stesso. Il tempo necessario per ricordare l’immortalità e le tue creazioni immortali che la condividono con te. Il tempo necessario per scambiare l’inferno col Cielo. Abbastanza lungo per trascendere tutte le cose fatte dall’ego e ascendere a tuo Padre.
(T.15.I.14)

Un istante brevissimo, dunque: quello in cui compiamo la semplice, rapidissima decisione di accettare l’Espiazione per noi stessi – la correzione dello Spirito Santo- nella forma in cui l’errore dell’ego sarà apparso dentro la nostra mente. L’attimo in cui – perdonando le nostre proiezioni- prendiamo la decisione di lasciar andare la colpa, il passato/ futuro e il nostro attaccamento al corpo.
Ma pur essendo brevissimo esso contiene al suo interno tutte le correzioni di tutti gli errori che la mente può aver mai compiuto nel corso del suo folle viaggio verso l’inferno.
È un unico istante che contiene tutti gli istanti. Quando avremo imparato a sceglierlo in ogni istante, esso diverrà l’unico istante possibile e correggerà definitivamente l’unico errore che nella nostra follia abbiamo erroneamente e arrogantemente creduto di poter compiere: la separazione da Dio.

 

- 216 -

L’istante santo è l’attimo in cui scegliamo di sperimentarci come una mente invece che come un corpo, ed in tale condizione scegliamo il perdono, ossia una percezione del mondo priva di colpa. È pertanto un istante fuori dal tempo (perché la mente si trova fuori dalla dimensione spazio temporale), privo della consapevolezza del corpo e caratterizzato da una pace interiore perfetta e senza costrizioni.
In quell’istante proviamo per un attimo la liberazione dal sistema di pensiero dell’ego e l’amore -che si trova al di sotto di tutti i pesanti strati di negazione e proiezione costruiti dall’ego- emerge in tutta la sua forza e luminosità.
Nella prima sezione del capitolo 15 il Corso ci fornisce delle indicazioni per iniziare a sperimentarlo. Eccole:

Inizia a far pratica di come lo Spirito Santo usa il tempo: come strumento di insegnamento che porta pace e felicità. Prendi questo istante, ora, e pensa ad esso come a tutto ciò che esiste del tempo. Niente del passato può raggiungerti qui, e qui sei completamente assolto, completamente libero e totalmente privo di condanna. Da questo istante santo nel quale è rinata la santità andrai avanti nel tempo senza paura, e senza alcun senso di cambiamento che avvenga col tempo.
(T.15.I.9:4)

Quale modo migliore di prepararci alla santità del Natale?

 

- 217 -

Continuiamo a prepararci alla gioia e alla liberazione del Natale seguendo le istruzioni che il Corso ci fornisce per iniziare a fare esperienza dell’istante santo. In quell’attimo fuori dal tempo impariamo a sperimentarci come una mente invece che come un corpo e scegliamo la correzione dello Spirito Santo, grazie alla quale mettiamo in discussione la colpa che avevamo proiettato sul mondo e accettiamo al suo posto la pace interiore.
La scorsa settimana abbiamo letto le istruzioni preliminari che ci vengono date nella prima sezione del capitolo 15. Vediamo ora come vengono approfondite nella seconda sezione:

Comincia ora a mettere in pratica la tua piccola parte nel separare l’istante santo. Riceverai istruzioni molto specifiche mentre vai avanti. Imparare a separare questo preciso secondo e a sentirlo come senza tempo, è cominciare a non sentirti separato. Non aver paura che non ti sia dato aiuto in questo. L’Insegnante di Dio e la Sua lezione sosterranno la tua forza. È solo la tua debolezza che perderai nel fare questa pratica, perché significa praticare il potere di Dio in te. Usalo anche un solo istante e non lo negherai più. Chi può negare la Presenza di ciò a cui l’universo si inchina con apprezzamento e giubilo? Davanti al riconoscimento dell’universo che Ne rende testimonianza, i tuoi dubbi dovranno scomparire.
(T.15.II.6)

Come per tutto il resto nel mondo dell’illusione, così anche la separazione in sé non significa nulla e assume significato a seconda dello scopo che le viene attribuito. Così nelle intenzioni dell’ego la separazione serve a farci credere di essere separati da Dio. Ma lo Spirito Santo può usare la separazione per uno scopo totalmente diverso: per separarci dall’ego stesso.
La pratica dell’istante santo comincia dunque con il separare l’istante che si sta vivendo dal tempo dell’ego (il passato ed il futuro) percependolo senza tempo. Questo è il modo per iniziare a mettere in discussione la separazione dell’ego, e cominciare a non sentirci separati.
Dato che questo può sembrarci molto complicato, il Corso ci sostiene dicendoci che ci verrà dato aiuto man mano che proseguiamo. Lo spirito Santo stesso (l’Insegnante di Dio) ci sosterrà.
E aggiunge anche che riceveremo istruzioni molto specifiche: in effetti l’intero libro degli esercizi potrebbe anche essere definito come un manuale per insegnarci la pratica dell’istante santo, e per allenarci ad esso.

 

- 218 -

Il capitolo 15 del testo è completamente dedicato alla teoria dell’istante santo, e fornisce anche alcune semplici istruzioni preliminari per cominciare a sperimentarlo. Le abbiamo viste negli spunti delle ultime settimane.
L’istante santo è l’attimo in cui la mente svolge quella funzione essenziale definita nel Corso “perdono”, che consiste nel mettere in discussione le proiezioni che in quel preciso istante stava attuando su qualcuno o qualcosa, scegliendo al loro posto la pace.
È l’istante in cui liberiamo la nostra mente - e quella dei nostri fratelli, perché le menti sono unite - dalle pesanti catene che l’ego aveva posto su di esse e lasciamo risplendere la luce e la forza che non è mai scomparsa dalla nostra mente congiunta, anche se l’ego aveva cercato di coprirla con molteplici strati di negazioni e proiezioni.
È interessante dunque che proprio il capitolo dedicato all’istante santo si concluda con una delle più belle preghiere di tutto il Corso, trascritta da Helen Schucman nel corso del periodo natalizio. È insieme una preghiera sull’istante santo, sul perdono e sul Natale.
Anche quest’anno celebriamo il Natale con questa preghiera meravigliosa, lasciando affiorare nella nostra mente l’amore che ci unisce come uno.

Nell’istante santo la condizione dell’amore è soddisfatta, perché le menti sono unite senza l’interferenza del corpo, e dove c’è comunicazione c’è pace….. Non permettere alla disperazione di oscurare la gioia del Natale, perché il tempo di Cristo non ha significato separato dalla gioia del Natale…

Dì quindi a tuo fratello:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso. So che sarai liberato a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso. Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione, perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T.15.XI.7:1, 8:1, 10:4-7)

 

- 219 -

Abbiamo trascorso quest’anno esplorando alcuni degli aspetti fondamentali della complessa e profonda teoria del tempo, così come ci viene proposta dal Corso. E negli ultimi mesi ci siamo soffermati sull’uso del tempo che ci viene offerto dallo Spirito Santo: prendere l’istante che stiamo sperimentando dentro la nostra mente e considerarlo separato sia dal tempo passato e futuro, che dall’identificazione con il corpo, che dall’esperienza della colpa. Questo significa aprirci alla possibilità di non essere un corpo, ma una mente che compie una e solo una decisione: accettare l’Espiazione per noi stessi (T.2.V.5:1). Perché è solo attraverso l’accettazione dell’Espiazione (ossia della correzione proposta dallo Spirito Santo dentro la nostra mente) che possiamo mettere in discussione la colpa, e quindi la necessità di identificarci con un mondo di corpi che permette l’illusione della proiezione della colpa all’esterno.
Abbiamo visto che il capitolo 15 del testo è dedicato proprio ad un’indagine di questo istante di scelta e di liberazione- l’istante santo- e si conclude con una magnifica preghiera di liberazione dai limiti del tempo, della colpa e del corpo. Una preghiera di perdono, in cui diamo allo Spirito Santo la percezione sbagliata che abbiamo di noi stessi e degli altri ed in questo modo – liberandoli e liberandoci- scegliamo liberamente di lasciar andare le pesanti catene che ci imprigionavano al sistema di pensiero dell’ego. Rileggiamola insieme:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso. So che sarai liberato a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso. Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione, perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T.15.XI.7:1, 8:1, 10:4-7)

Subito dopo la preghiera troviamo un paragrafo che ci invita a vivere l’inizio dell’anno nuovo proprio in base alle indicazioni che abbiamo ricevuto, ossia accettando l’istante santo.

Così l’anno inizierà con gioia e libertà…. Accetta l’istante santo mentre nasce quest’anno, e prendi il tuo posto, lasciato vacante così a lungo, nel Grande Risveglio. Fa che quest’anno sia differente rendendolo tutto uguale. E permetti a tutte le tue relazioni di essere fatte sante per te.
(T.15.XI.10:8-12)

Questa accettazione farà sì che l’anno inizi in modo corretto, con un intento di vera libertà. E da quel momento potrebbe anche diventare diverso dagli anni precedenti, perché potremmo scegliere –in ogni singolo istante- di non volere che quell’istante sia diverso dagli altri istanti, per soddisfare lo scopo dell’ego che usa la diversità per proiettare la colpa. Potrebbe allora diventare un anno veramente nuovo perché tutto uguale. Un anno in cui istante dopo istante prendiamo l’unica – e sempre uguale- decisione di accettare l’Espiazione per noi stessi, perdonando le proiezioni che affiorano man mano nel nostro spazio mentale.
Potrebbe essere un ottimo modo di celebrare l’inizio dell’anno nuovo. Che ne dite?

 

- 260 -

Anche quest’anno celebriamo il Natale con la meravigliosa preghiera che conclude l’ultima sezione del capitolo 15, sul quale ci siamo soffermati nel corso dell’autunno per esaminare il rapporto che il Corso stabilisce fra l’istante santo e le relazioni speciali (per rileggere gli spunti, cliccare qui) È una sezione dedicata al Natale e- in linea con gli argomenti trattati nel capitolo- ci propone un meraviglioso dono natalizio da porgere a tutti i nostri fratelli e sorelle.
È un dono di pace e di perdono, capace di portare anche nella nostra vita quella pace e quel perdono che rappresentano la nostra massima - anche se spesso negata - aspirazione.
Scegliamo dunque un attimo nel quale sospendere - solo per un attimo!- tutto il giudizio, la colpa, e la credenza di essere veramente dei corpi…
Un attimo - ancora e solo un attimo!- nel quale separare questo preciso secondo e sentirlo senza tempo … Un attimo -sempre e soltanto un attimo!- nel quale prendere coscienza del costo altissimo che stiamo pagando per mantenere nella nostra mente un sistema di pensiero di morte...
Un attimo -alla fine si tratta solo di un attimo!- nel quale, dal profondo del cuore, chiedere allo Spirito Santo di aiutarci a sperimentare quella pace che non è di questo mondo……

Dì quindi a tuo fratello:

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso. Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione, perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T.15.XI.10:4-7)

NATALE COME FINE DEL SACRIFICIO

-299-

Non aver paura di riconoscere che l’intera idea di sacrificio è solamente di tua invenzione
(T-15.XI.1:1)

L’imminenza del Natale mi induce ad interrompere brevemente l’argomento che sto trattando dallo spunto 291, ossia il significato che il Corso dà all’espressione “Spirito Santo”. Anche se in realtà non ce ne discostiamo troppo.
Infatti abbiamo visto negli ultimissimi spunti (per rileggerli cliccare qui) due modi in cui il Corso definisce l’aspetto illusorio o duale dello Spirito Santo: la Risposta e l’Interprete, termini con i quali il Corso ci insegna che lo Spirito Santo risponde correttamente all’errore dell’ego, reinterpretando punto per punto – forma dopo forma- le molteplici frammentazioni di quell’errore.
Quale errore? La minuscola folle idea, naturalmente (T-27.VIII.6:1), l’unico errore presente nella nostra mente, la credenza errata che la nostra mente sia separata da quella di Dio. Facendo un piccolo passo avanti nella comprensione dei termini, leggiamo nella tredicesima sezione del Manuale degli Insegnanti che lo Spirito Santo definisce “sacrificio” la nostra folle credenza in tale errore. Perché? Perché credendo nella separazione, il Figlio di Dio ha “sacrificato” la conoscenza del Suo Sé superiore, precipitando in una condizione oscura ed obnubilata in cui si è autoconvinto di essere un sé separato, privo di Dio, di innocenza e di amore, e condannato a sopportare come il mitico Sisifo l’eterno peso della sua colpa per il terribile peccato commesso.

Qual è il vero significato di sacrificio? È il costo del credere nelle illusioni. È il prezzo che deve essere pagato per la negazione della verità.
(M-13.5:1-3)

Questo è il sacrificio che il Corso ci chiede di mettere in discussione in occasione del Natale:
il sacrificio dell’identificazione con l’ego a cui abbiamo condannato noi stessi, e con noi tutti i nostri fratelli. E il modo per metterlo in discussione è rappresentato dall’accettare nella nostra mente la Presenza gioiosa e luminosa dello Spirito Santo e il Suo insegnamento di pace che dissolve tutte le ferite dell’ego proprio come la luce dissolve l’oscurità.

Questo Natale dai allo Spirito Santo tutto ciò che ti ferisce. Permettiti di essere completamente guarito così che ti possa unire a Lui nella guarigione, e celebriamo insieme la nostra liberazione liberando tutti con noi.
(T-15.XI.3:1-2)

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Nello spunto della scorsa settimana (per rileggerlo cliccare qui) abbiamo visto che il Corso vede nel Natale la fine del sacrificio, e abbiamo anche visto che per comprendere bene questa frase dobbiamo prima comprendere cosa intende il Corso con la parola “sacrificio”.

Qual è il vero significato di sacrificio? È il costo del credere nelle illusioni. È il prezzo che deve essere pagato per la negazione della verità.
(M-13.5:1-3)

Come si può ben leggere, ci troviamo di fronte all’ennesima prova che le parole nel Corso hanno un significato diverso da quello a cui siamo abituati.
Il sacrificio per il Corso è semplicemente il prezzo che la nostra mente apparentemente separata deve pagare per aver creduto e continuare a credere nella minuscola folle idea di separazione da Dio negando la verità, ossia il fatto di non essere affatto separata. E il prezzo consiste nell’autocondannarsi ad un’esperienza di sofferenza indicibile (non c’è sofferenza maggiore della lontananza da Dio), in cui la nostra mente cerca di strappare qualche momento di appagamento concedendosi piaceri che non danno un vero piacere, gratificazioni che non gratificano realmente, e attimi di pseudo pace conquistata mediante l’attacco costante rivolto all’esterno.
Un quadro veramente desolante che obbedisce alla massima dell’ego cerca ma non trovare (T-12.IV.1:4): cerca pace interiore e felicità ma non trovarle mai!
Ma una soluzione esiste. È rappresentata dalla determinazione ad accettare finalmente la Risposta dello Spirito Santo, l’Espiazione (ossia la correzione) della minuscola folle idea, e quindi del sacrificio.
Ecco, questo è l’invito che il Corso ci rivolge in occasione del Natale: provare a vivere il Natale come fine del terribile sacrificio che la mente ha compiuto credendo in una separazione impossibile per definizione e mai realmente avvenuta. Invitare lo Spirito Santo dentro la nostra mente, accettando in essa la nascita del bambino di Betlemme, il Principe della Pace, significa così togliere ogni significato all’intera idea di sacrificio!

Il segno del Natale è una stella, una luce nell’oscurità. Non vederla fuori di te, ma splendente nel Cielo interiore, e accettala come segno che il tempo di Cristo è venuto. Egli viene senza esigere nulla. Non chiede alcun sacrificio, di niente e di nessuno. Alla Sua Presenza l’intera idea di sacrificio perde ogni significato. Perché Egli è Colui Che ospita Dio. E tu non devi fare altro che invitare Colui Che è già lì, riconoscendo che il Suo Ospite è Uno, e nessun pensiero estraneo alla Sua Unità può dimorare lì con Lui.
(T-15.XI.2:1-7)

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Il segno del Natale è una stella, una luce nell’oscurità. Non vederla fuori di te, ma splendente nel Cielo interiore, e accettala come segno che il tempo di Cristo è venuto. Egli viene senza esigere nulla. Non chiede alcun sacrificio, di niente e di nessuno. Alla Sua Presenza l’intera idea di sacrificio perde ogni significato. Perché Egli è Colui Che ospita Dio. E tu non devi fare altro che invitare Colui Che è già lì, riconoscendo che il Suo Ospite è Uno, e nessun pensiero estraneo alla Sua Unità può dimorare lì con Lui.
(T-15.XI.2:1-7)

Nelle ultime due settimane abbiamo visto che il Corso dà una strana definizione del Natale: la fine del sacrificio. Per capirla correttamente dobbiamo ricordare che le parole hanno nel Corso un loro significato particolare, spesso ben diverso da quello che siamo abituati ad attribuire loro. Il termine “sacrificio” non fa eccezione, perché nel Corso significa l’aver negato la nostra natura spirituale, credendo erroneamente di essere separati da Dio. Alla luce di questo diverso significato, porre termine al sacrificio significa accettare che la separazione da Dio non è mai avvenuta, ossia- sempre usando i termini come li usa il Corso- accettare l’Espiazione per noi stessi (T-2.V.5:1), accettare la correzione (= l’Espiazione) proposta dallo Spirito Santo (Colui Che è già lì) invitandolo dentro la nostra mente.
Ma per farlo bisogna riconoscere che l’Ospite è Uno. In altri termini noi, menti che ospitano lo Spirito Santo, siamo unite.
La nostra costante dedizione al sentirci separati dagli altri è quanto ci impedisce dunque di percepire in noi la Presenza dello Spirito Santo. E il perdono, che ci permette di sperimentare la nostra intrinseca unione con gli altri, sarà il silenzioso invito che rivolgeremo allo Spirito Santo perché illumini la nostra mente, permettendoci così di accedere all’esperienza felice e liberatoria della fine del sacrificio.
Questa è la ragione per cui la celebre sezione dedicata al Natale termina con una delle più belle preghiere del Corso, finalizzata al perdono dei nostri fratelli.
Solo liberandoli dalla percezione colpevole che abbiamo proiettato su di loro (cioè perdonandoli) potremo accedere alla medesima, benedetta esperienza di liberazione della nostra mente dalle catene dell’ego.
Negli anni passati ho dedicato molti spunti a questa bellissima preghiera. Il lettore che desidera approfondirne la comprensione può andarli a rileggere (cliccare qui)

Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato, a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione, perché riconosco che saremo liberati insieme.
(T-15.XI.10:5-7)

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Questo è il tempo in cui un nuovo anno nascerà dal tempo di Cristo. Ho fede assoluta nel fatto che farai tutto ciò che vorrai compiere. Niente mancherà, e tu renderai completo e non distruggerai. Dì quindi a tuo fratello:
Ti do allo Spirito Santo come parte di me stesso.
So che sarai liberato a meno che io non voglia usarti per imprigionare me stesso.
Nel nome della mia libertà scelgo la tua liberazione,
perché riconosco che saremo liberati insieme.
Così l’anno inizierà con gioia e libertà…. Accetta l’istante santo mentre nasce quest’anno, e prendi il tuo posto, lasciato vacante così a lungo, nel Grande Risveglio. Fa che quest’anno sia differente rendendolo tutto uguale. E permetti a tutte le tue relazioni di essere fatte sante per te.
(T.15.XI.10:1-12)

Abbiamo trascorso la settimana del Natale cercando di dare ai nostri fratelli e sorelle il perdono che ha il potere di liberare la loro mente dal terribile sacrificio a cui credevano di essere stati condannati dal loro ego. E facendolo, abbiamo scelto la medesima liberazione anche per la nostra mente, perché abbiamo riconosciuto che dare e ricevere sono la stessa cosa: dato che la mente è unita, o ci liberiamo insieme, o rimarremo tutti imprigionati nella rete distruttiva dell’ego.
Questo è il significato della bellissima preghiera che conclude la sezione che il Corso dedica al Natale: liberando la loro e la nostra mente dalla prigionia dell’ego, cominciamo finalmente ad accettare la fine di quel sacrificio della nostra natura spirituale alla quale l’ego ci aveva condannati.
Forse, però, ci siamo accorti di aver escluso qualcuno: un parente che ci sembra veramente troppo colpevole, un amico che ha tradito la nostra fiducia, un conoscente che non avrebbe proprio dovuto dire ciò che ci ha detto, un personaggio pubblico che l’ha fatta troppo grossa e non merita alcun perdono, e così via….
È più che comprensibile! Il perdono è un processo lungo e profondo che ci chiede di mettere in discussione le nostre proiezioni sugli altri, e con esse anche la nostra identità egoica e tutto il valore che le diamo.
Tuttavia sta per iniziare un anno nuovo… un anno in cui possiamo continuare a fare il lavoro iniziato, rinnovando la gioia e la libertà che abbiamo sperimentato negli istanti santi dedicati al perdono nel periodo natalizio, istanti in cui siamo realmente riusciti a liberare la nostra mente dalla morsa dell’ego.
Il Corso ci propone di rendere l’anno che verrà differente dagli anni precedenti, rendendolo tutto uguale. Se accettiamo questo consiglio, cercheremo di rendere tutti uguali gli istanti di tempo, dedicandoli ad una percezione unificata degli altri, e liberandoli così dalle proiezioni malsane che avevamo fatto su di loro. Riconoscendo la loro e nostra unità intrinseca, nel prossimo anno potrebbe così avvenire qualcosa di diverso dagli anni passati: potremmo non trascorrere più il nostro tempo a cercare di sottolineare le nostre differenze attraverso i giudizi – di condanna o di idolatria- ma a provare a sperimentare il più possibile quegli istanti santi di liberazione dall’ego in cui ci scopriremo tutti uguali. Faremo del nostro meglio perché le nostre relazioni siano rese sante dalla Presenza dello Spirito Santo nella nostra mente.
E sarà un anno di pace.
È questo il nostro augurio per l’anno che verrà.