Secondo gli insegnamenti di Kenneth Wapnick

 SPUNTI                                     325

il principio                                - 326
il processo                               - 327
il potere                                   - 328
il piano                                     - 329 - 330 - 331 - 332
i passi correttivi pragmatici   - 333 -334 -335 - 336 - 342
Guarire il senso di solitudine - 343 -344 -345 -346 -347 - 348 - 349 - 350 - 351 - 352
la scelta in favore del completamento - 353 - 354 - 355 - 356 - 357 - 358 -
Completarsi con lo Spirito Santo - 359 - 360 - 361 - 362 - 363 -

-325-

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

L’indagine sulle definizioni che il Corso dà dello Spirito Santo, che stiamo portando avanti dallo spunto 288 (per rileggere tutti gli spunti relativi cliccare qui), ci ha condotti ad una delle frasi più celebri del Corso, che definisce la responsabilità del suo studente.
Ci sono alcuni punti che vale la pena sottolineare, a questo proposito.
Prima di tutto è interessante vedere come tutta la frase sia in corsivo, cosa che dovrebbe farci riflettere sulla sua importanza.
In secondo luogo la frase evidenzia che lo studente del Corso (colui che aspira appunto ad operare nella sua mente il miracolo della modifica della percezione e del raggiungimento della pace interiore) ha la seguente responsabilità: accettare l’Espiazione per se stesso. Dato che secondo il Corso noi non siamo un corpo, ma una mente che compie in continuazione la sola decisione di ascoltare la voce dell’ego o quella dello Spirito Santo, l’espressione “per se stesso” definisce appunto la nostra identità in termini di mente, precisando che è dentro la propria mente che ognuno di noi può accettare l’Espiazione, e che ognuno deve farlo per sé, e non per altri. In altri termini il libero arbitrio di ognuno di noi è sovrano.
In terzo luogo, dato che In quanto luce del mondo la mia funzione è il perdono (L-pI.62.tit) e La mia sola funzione è quella che Dio mi ha dato. Non ne voglio altre e non ne ho altre (L-pI.66.8:2-3), è facile collegare l’accettazione dell’Espiazione per se stessi all’idea del perdono. E infatti il perdono è proprio il mezzo attraverso il quale noi accettiamo l’Espiazione per noi stessi.
Inoltre vale ancora la pena di sottolineare l’aggettivo che si trova all’inizio della frase: l’unica.
Forse leggendo e studiando il Corso ci eravamo erroneamente convinti del fatto che ci venissero richieste molte funzioni e molti esercizi. Ma questo aggettivo sostiene il contrario. La nostra responsabilità è una sola, proprio come una sola è la Risposta dello Spirito Santo (T-5.II.2:5), uno solo il nostro problema e una sola la soluzione di tutti i nostri problemi apparenti (L-pI.80.1:5). Tutti gli esercizi del Corso e le sue belle preghiere non sono altro che forme diverse che ci aiutano ad assumerci gradualmente e pienamente quest’unica responsabilità.
E infine notiamo il verbo “accettare”. La nostra responsabilità consiste nell’accettare l’Espiazione, non nel farla o determinarla o provocarla in un modo qualsiasi. L’Espiazione – così come viene definita nel Corso- è un principio portato avanti dallo Spirito Santo dentro la nostra mente. La nostra funzione non consiste nello stabilirlo, perché è stato stabilito da Dio stesso, ma nel prenderne atto e nell’accettarlo.
È a questo che serve il secondo passo del perdono: a fare appello al principio dell’Espiazione, chiedendo aiuto allo Spirito Santo. Ma è una decisione che prenderemo solo quando avremo visto che cosa l’ego sta combinando dentro la nostra mente. Ed è a questo che serve il primo passo del perdono: a guardare i nostri pensieri e a vederne il costo.
(per rileggere i due passi del perdono, cliccare qui)

L’ESPIAZIONE: il principio

-326 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

La scorsa settimana abbiamo visto in dettaglio alcuni aspetti di questa importante frase che si trova all’inizio del testo. (per rileggere il commento cliccare qui) Ma cosa è esattamente l’Espiazione?
Come sappiamo, le parole nel Corso hanno spesso un significato completamente diverso da quello a cui siamo abituati. A quest’argomento fondamentale ho dedicato alcuni spunti della Scuola del Corso (per rileggerli cliccare qui) oltre al secondo capitolo del mio libro “Un Corso in miracoli parla di sé” (per informazioni cliccare qui). La parola “Espiazione” offre uno degli esempi più eclatanti di questo cambiamento di significato. Infatti, mentre il vocabolario italiano ci dice che “espiazione” significa “pagamento di una colpa subendone la punizione”, il Corso ci dice che per lui il significato di “Espiazione” è “correzione”. Troviamo questa definizione nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, dove viene precisato che il suo interesse (cioè l’interesse del Corso) è solamente l’Espiazione, o correzione della percezione. (C-In-1:2)
Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.

La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta
(T-6.II.10:7)

Dunque l’Espiazione è il principio che corregge la nostra percezione egoica, che è interamente sbagliata perché è interamente basata su un errore di tipo metafisico: la credenza che la nostra mente sia separata da quella di Dio.
La piena consapevolezza dell’Espiazione è, quindi, il riconoscimento che la separazione non è mai avvenuta (T-6.II.10:7).
Tutti i pensieri che derivano da questa credenza errata e incredibile (T-7.VIII) sono errati, perché ne rappresentano un’ulteriore suddivisione. Correggendo il pensiero di base, l’Espiazione ne corregge anche tutte le ramificazioni, qualunque forma assumano.
L’Espiazione non è qualcosa che possiamo fare noi o che possiamo fare da soli, perché dopo aver creduto vera la separazione la mente è precipitata in una tale confusione da non poter più discernere da sola ciò che è vero da ciò che è falso. Tuttavia è un principio che è stato dato da Dio Stesso allo Spirito Santo (T-5.II.3:1-2) affinché Lui lo mantenesse nella parte corretta della nostra mente.
Il nostro compito è semplicemente quello di accettarla dallo Spirito Santo, applicandola in tutte le forme che l’errore della separazione ha assunto nella nostra mente e in quella che noi crediamo essere la nostra vita.

Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato
(T-2.IV.1:2)

L’ESPIAZIONE: il processo

-327 -

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso
(T-2.V.5:1)

Abbiamo visto negli ultimi due spunti (per rileggerli cliccare qui) che cosa intende il Corso con la parola Espiazione, e come essa costituisca il principio di correzione, che annulla l’errore primordiale compiuto dall’unica mente scissa e che è ispirato dallo Spirito Santo nella mente separata di ognuno di noi.
Nel quinto capitolo del testo leggiamo infatti che lo Spirito Santo

“… cominciò ad esistere come protezione contestualmente alla separazione, ispirando allo stesso tempo il principio dell’Espiazione. Prima di allora non c’era alcun bisogno di guarigione, perché non c’era nessuno privo di consolazione. La Voce dello Spirito Santo è il Richiamo all’Espiazione, o la restaurazione dell’integrità della mente. Quando l’Espiazione sarà completa e l’intera Figliolanza sarà guarita, non ci sarà alcun Richiamo a ritornare”.
(T-5.I.5:2-5)

Dunque non c’è alcun significato punitivo nel concetto di Espiazione proposto dal Corso. L’Espiazione corregge semplicemente l’illusione di separazione, e così facendo ripristina l’integrità della mente, che apparentemente era stata scissa dalla presunta separazione in una miriade di frammenti disuniti e conflittuali.
Non a caso “Espiazione senza sacrificio” è proprio il titolo della prima sezione del terzo capitolo del testo. Dato che nel sistema di pensiero del Corso si tratta di una prospettiva errata della mente, e non di una colpa commessa, la separazione non va punita come se fosse un misfatto realmente compiuto, ma va semplicemente messa in discussione accettando al suo posto la correzione proposta dallo Spirito Santo. Ché anzi, qualunque intento punitivo non farebbe alto che confermarne la realtà, e quindi otterrebbe soltanto l’effetto di rafforzarla ulteriormente nella mente che l’ha erroneamente creduta vera, invece di disfarne la presunta consistenza.
Come si accetta l’Espiazione? In altri termini come si può correggere un errore così atavico e radicato, e soprattutto così lontano dalla nostra esperienza cosciente di corpi che vivono in un mondo di corpi? La soluzione è semplice e viene prospettata chiaramente in due passaggi. In T-2.IV.1:2 leggiamo che “Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato”. E nell’introduzione alla Chiarificazione dei termini, leggiamo “Il perdono è il mezzo dell’Espiazione” (C.-In.1:3). Se ricordiamo che nel Corso il miracolo non è altro se non un cambio di percezione proprio come il perdono, allora comprendiamo che i due brani sostengono la stessa cosa: l’Espiazione viene accettata cambiando le nostre percezioni.
E’ una soluzione semplice basata su un assunto teorico altrettanto semplice: dato che l’unico pensiero di separazione appare nella nostra mente separata sotto forma di immagini, e queste immagini sono proiettate all’esterno della mente dando origine all’apparenza di un mondo, perdonando – cioè correggendo- la percezione di queste immagini esterne accettiamo di fatto l’Espiazione, ossia correggiamo il pensiero di separazione.
Questo significa che in ogni situazione di non perdono, in ogni percezione di vittimismo, di colpa, di turbamento, in ogni accesso di rabbia, abbiamo la possibilità di perdonare, ossia di assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, vedendo che la nostra mancanza di pace non dipende dalle circostanze in cui ci troviamo, ma da un antico falso problema profondamente radicato in noi e che avvelena la nostra mente: la separazione da Dio.
Questo è il primo passo del processo e consiste nell’assumerci la responsabilità del ruolo che svolgiamo nella sofferenza che stiamo sperimentando. Il secondo passo consiste nell’essere disponibili a cambiare, accettando al suo posto la correzione (l’Espiazione appunto) di questo antico problema, che ci viene proposta nella nostra mente dallo Spirito Santo.
In ogni, singolo non perdono della nostra vita possiamo attuare questo importante cambio di percezione. L’Espiazione è un processo graduale che ci porta da una vita di dolore più o meno riconosciuto ad una profonda esperienza di pace.

Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio
(T-2.VI.7:3)

L’ESPIAZIONE: il potere

-328 -

Essendo semplicemente ciò che è, la verità ti libera davvero da tutto ciò che non è. L’Espiazione è così dolce che non hai bisogno d’altro che di sussurrarla e tutto il suo potere si precipiterà ad assisterti e sostenerti. Non sei fragile con Dio al tuo fianco. Tuttavia senza di Lui non sei nulla. L’Espiazione ti offre Dio. Il dono che hai rifiutato è custodito in te da Lui. Lo Spirito Santo lo custodisce lì per te. Dio non ha disertato il Suo altare, sebbene i Suoi fedeli vi abbiano posto sopra altri dei. Il tempio è ancora santo, perché la Presenza che vi dimora dentro è la santità.
(T-14.IX.3)

Come il Corso sostiene più e più volte, la mente non si è ricordata di ridere via una menzogna assurda (la minuscola folle idea di separazione da Dio, T-27.VIII.6:2), e l’ha creduta reale, facendola così diventare tale nella sua esperienza allucinata. Tale minuscolo e insignificante errore si è frantumato poi in una miriade di percezioni disunite, assumendo delle proporzioni cosmiche che hanno trasformato la mente in un caos primordiale e l’hanno sprofondata in uno stato di angoscia indicibile. A questo punto, l’unica soluzione possibile per liberarsi dall’angoscia è sembrata essere quella di proiettare all’esterno della mente non solo la minuscola, insignificante idea di separazione, ma anche tutto il caotico sistema di pensiero che ne è derivato.
E questo, secondo il Corso, è ciò che ha causato la presunta esistenza del mondo. Alla domanda “Cos’è il mondo?” le prime due frasi dell’omonima sezione rispondono infatti
“Il mondo è falsa percezione. E’ nato dall’errore e non ha lasciato la sua fonte”
(L-pII.3.1:1)
:
un pensiero menzognero ha dato origine ad un presunto mondo di menzogna.
La verità – leggiamo nel paragrafo odierno- ha il potere di liberare la nostra mente da tutto ciò che non è, in altri termini dalla separazione. La verità della Presenza di Dio nella nostra Mente libera la mente dalla minuscola folle idea, e da tutte le conseguenze terribili ma irreali che essa sembra aver provocato. La verità è che la separazione da Dio non è mai avvenuta. E quindi tutto il sistema di pensiero che ne è derivato non c’è. E quindi il mondo non c’è.
L’Espiazione, o correzione, sostiene esattamente questo principio in tutte le apparenti mistificazioni della nostra vita. È un principio che scuote alle fondamenta tutte le nostre credenze più radicate, e per questa ragione accettarlo può farci paura.
Ma in realtà - così continua il brano odierno- l’Espiazione è un principio dolce perché noi non abbiamo bisogno di sostenerla a voce alta. Possiamo anche solo sussurrarla, con l’esitazione ed il tremore di chi teme di perdere tutto quello che ha in cambio di nulla. E anche se ci limitiamo a sussurrarla, il potere dell’Espiazione, il Potere dello Spirito Santo che la ispira, verrà in nostro soccorso e si precipiterà a assisterci e sostenerci. Perché l’Espiazione ci offre Dio, il ricordo della Sua presenza nel Suo altare (la nostra mente corretta), nonostante noi Gli avessimo scioccamente anteposto degli idoli.
Ora possiamo cambiare la nostra mente. Possiamo accettare l’Espiazione per noi stessi, perdonando tutti i nostri errori percettivi. E la luce della verità risplenderà, dandoci quella pace cui aneliamo profondamente.
È questo l’augurio che vi porgiamo con tutto il nostro cuore per questa pausa estiva.

-329 -

L’ESPIAZIONE - il piano

Riprendiamo i nostri spunti di riflessione dall’argomento iniziato prima delle vacanze (per rileggere gli ultimi spunti cliccare qui).
Avevamo visto che l’Espiazione è il termine con cui Un Corso in Miracoli definisce la correzione della credenza nella minuscola folle idea (T-27.VIII.6:2), correzione che si trova nella nostra mente grazie alla Presenza dello Spirito Santo. E abbiamo anche visto che l’Espiazione è un principio (T-2.IV.1:2), un processo (T-2.VI.7:3) e un potere
(T-14.IX.3)
.
Ma non sono soltanto queste le sue caratteristiche. Oggi ne vedremo un’altra.

Lo Spirito Santo è descritto in tutto il corso come Colui che ci dà la risposta alla separazione e che ci porta il piano dell’Espiazione, assegnandoci la nostra parte particolare in esso e mostrandoci esattamente in cosa consiste.
(C-6.2:1)

Dunque l’Espiazione è anche un piano.
Un piano che viene descritto fin dall’inizio del testo:

L’Espiazione è lo strumento attraverso il quale puoi liberarti dal passato man mano che vai avanti. Disfa i tuoi errori passati rendendo così non necessario per te continuare a ritornare sui tuoi passi senza avanzare verso il tuo ritorno. In questo senso l’Espiazione risparmia tempo, ma come il miracolo al quale serve, non lo abolisce. Fintanto che c’è bisogno di Espiazione, c’è bisogno del tempo. Ma l’Espiazione, in quanto piano completato, ha una relazione unica con il tempo. Fino a che l’Espiazione non è completa, le sue varie fasi procederanno nel tempo, ma l’intera Espiazione si trova alla fine del tempo.
(T-2.II.6:4-9)

Come abbiamo visto negli spunti precedenti, il miracolo è il mezzo dell’Espiazione. In altri termini, ogni volta che scegliamo un perdono e sperimentiamo un miracolo accettiamo il principio dell’Espiazione e lo rendiamo reale nella nostra mente. Quest’accettazione disfa l’ego almeno in parte e quindi annulla nello specifico la nostra tendenza a reiterare gli errori passati, come invece vorrebbero imporci i crudeli circoli viziosi impostici dell’ego. Il futuro viene liberato, e ci avviciniamo gradualmente al mondo reale: lo stato della mente totalmente e definitivamente libero dall’ego, in cui l’illusione del tempo scompare definitivamente e che quindi si trova alla fine del tempo. Nel mondo reale l’Espiazione viene completata, perché il suo principio viene accettato integralmente e senza eccezioni. Ma perché ciò avvenga dobbiamo imparare a sperimentarla nella varie situazioni della nostra vita, scegliendo sistematicamente il perdono invece di separazione, peccato, colpa e paura nelle loro varie forme.

-330 -

Il potere di Dio e tutto il Suo Amore, senza limiti, ti sosterranno mentre cerchi solo il tuo posto nel piano dell’Espiazione che scaturisce dal Suo Amore.
(T-16.VII.10:2)

Come abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana, l’Espiazione – oltre ad essere un principio, un processo e un potere- è anche un piano.
In quanto principio l’Espiazione, ossia la correzione della credenza nella minuscola folle idea (T-27.VIII.6:2), viene integralmente accettata da ognuno di noi solo al raggiungimento del mondo reale, cioè quando l’ego scompare integralmente dalla mente separata e si raggiunge la visione.
In quanto processo costituisce il contenuto del perdono, il metodo per correggere l’errore ontologico della separazione. Guarisce così la mente dalla malattia di cui soffre e che la spinge a proiettare continuamente all’esterno il proprio malessere, costruendo un inesistente mondo virtuale.
In quanto potere ci assiste e ci sostiene nel momento in cui decidiamo di fronteggiare l’ego e di sottrarci alla sua morsa crudele quando attacca in modo ora diretto, ora subdolo, per catturarci.
In quanto piano l’Espiazione rappresenta il graduale disfacimento dell’ego all’interno di tutte le situazioni della nostra vita che sembrano turbare la nostra pace interiore, e che richiedono da parte nostra la decisione di perdonare, cambiando la nostra percezione.
La citazione odierna sostiene che ognuno di noi ha un posto nel piano dell’Espiazione, e deve cercarlo. Ciò non significa che dobbiamo cercare una qualche funzione o ruolo speciale nella nostra vita (una forma), perché ovviamente questo contrasterebbe con tutta la teoria del Corso che sostiene – come dobbiamo praticare fin dalle prime lezioni del libro degli esercizi- la non significanza di qualsiasi cosa o situazione, e la sua assoluta identicità di contenuto.
Significa invece che all’interno delle nostre diversità e specialezze (le forme) dobbiamo imparare ad accettare la funzione del perdono che ci accomuna indistintamente (il contenuto), e attraverso il quale ognuno di noi impara gradualmente ad accettare l’Espiazione dentro la sua mente.
Il posto che ognuno di noi deve cercare nel piano dell’Espiazione è il riconoscimento della nostra sostanziale uguaglianza di contenuto all’interno delle nostre apparenti divergenze di forma. E lo dobbiamo cercare proprio in quelle situazioni di vita che sembrano renderci diversi dagli altri.
Questo è il nostro posto nel piano dell’Espiazione: sperimentare praticamente, attraverso il perdono, che condividiamo con tutti il medesimo interesse di tornare alla Casa del Padre, e al Suo Amore, che non abbiamo mai realmente lasciato. (sulla teoria dell’identicità e della differenza, si possono rileggere gli spunti 129-141 e 144-158. Cliccare qui)

-331 -

Tutte le paure sono alla fine riconducibili all’errata percezione di base secondo la quale hai la capacità di usurpare il potere di Dio. Naturalmente non puoi, né sei stato capace di farlo. Ecco la base reale perché tu possa fuggire dalla paura. Questa fuga ti è portata dall’accettazione da parte tua dell’Espiazione, che ti mette in grado di renderti conto che i tuoi errori non sono mai realmente avvenuti.
(T-2.I.4:1-4)

La citazione odierna mette in evidenza un’altra componente dell’Espiazione, argomento su cui ci stiamo concentrando da alcuni spunti (per rileggerli cliccare qui): la liberazione dalla paura.
Tutte le paure di cui soffriamo nella nostra vita (di ammalarci; di morire; di non poter vivere in modo sereno; di essere privi di aiuto, amicizia e amore; e così via) sono forme diverse di un’unica paura basilare, totalmente repressa e quindi non riconosciuta, la paura di Dio. A questo importantissimo argomento è dedicata una delle sezioni più belle e complesse del Corso, che si trova nel 19° capitolo del testo: gli ostacoli alla pace.
Non è certamente questa la nostra esperienza quotidiana. A noi sembra di essere tormentati da paure molto concrete. Ma – come le lezioni 5,6 e 7 ci insegnano a praticare- non siamo mai turbati per la ragione che pensiamo noi (lezione 5), ossia non abbiamo mai paura a causa dei motivi che sembrano avvelenare la nostra vita. Siamo turbati- e quindi abbiamo paura- perché vediamo qualcosa che non c’è (lezione 6), in quanto vediamo solo il passato (lezione 7).
Il passato che ci turba così tanto è proprio quella presunta separazione da Dio, che – una volta accettata dalla mente- genera in essa un profondo senso di peccato, di colpa e di paura nei confronti di Dio.
Tali sensazioni sono così devastanti, ci dice il Corso, da indurci a elaborare delle strategie per cercare di difenderci. E in ossequio a queste strategie, la negazione e la proiezione, abbiamo imparato a proiettare su tutto e su tutti quel peccato, quella colpa e quella paura presenti nella nostra mente, illudendoci di potercene liberare.
A dire la verità la proiezione avrebbe potuto rivelarsi - almeno nelle intenzioni dell’ego- una soluzione brillante. Ma purtroppo ha trasformato il mondo esterno in un luogo di terrore, da cui difenderci in continuazione in molti modi diversi. E inoltre, dato che le idee non lasciano la loro fonte (T-26.VII.4:7), cioè la paura proiettata non lascia veramente la mente che l’ha generata, la paura di Dio è stata semplicemente negata e nascosta nei meandri oscuri della mente sbagliata. E da lì continua a essere proiettata sugli eventi del mondo.
In sostanza, le nostre mille e mille paure quotidiane non sono altro che proiezioni di una basilare e repressa paura di Dio, conseguente all’errata credenza di esserci separati da Lui.
E che cosa può fare l’Espiazione a questo punto?
Se l’Espiazione è la messa in discussione – o correzione- di questa presunta separazione, sarà anche la messa in discussione- o correzione- della paura conseguente. Accettandola nella nostra mente, quindi, non ci liberiamo soltanto dalla nostra profonda paura ontologica, ma impariamo anche a mettere in discussione tutte le paure quotidiane che avvelenano la nostra esistenza.

-332 -

La correzione della paura è una tua responsabilità. Quando chiedi la liberazione dalla paura, stai implicitamente dicendo che non è così. Dovresti chiedere, invece, aiuto in merito alle condizioni che hanno generato la paura. Queste condizioni implicano sempre la disponibilità ad essere separato. A quel livello puoi fare qualcosa. Sei troppo tollerante nel lasciar andare le divagazioni della mente e condoni passivamente le malcreazioni della tua mente. Il risultato specifico non importa, ma l’errore di base sì. La correzione è sempre la stessa.
(T-2.VI.4:1-8)

La scorsa settimana abbiamo visto che uno dei vantaggi derivanti dall’accettazione dell’Espiazione per noi stessi è la liberazione dalla paura.
Nella nostra esperienza quotidiana la paura è invece generata da situazioni esterne. Noi crediamo, per esempio, di avere paura perché incombe su di noi un certo evento, o perché corriamo un certo rischio, o perché potrebbe succedere o non succedere una certa cosa.
Il primo passo del perdono (per rileggere gli spunti relativi cliccare qui) ci ha insegnato ad assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, riconoscendo che le nostre paure non sono generate da fatti esterni, ma da aspettative interiori basate su una presunta separazione da Dio.
In sostanza la nostra paura non dipende da quando succede nel mondo esterno a noi, ma da quanto succede all’interno, dentro la nostra mente.
E’ questa la ragione – come ci dice la citazione odierna- per cui la correzione della paura è una nostra responsabilità. Siamo noi a dover prendere atto del fatto che la paura è una nostra scelta percettiva conseguente alla disponibilità ad essere separato (ossia al voler credere nella minuscola folle idea. (T-27.VIII.6:2). Ed è a quel livello- ossia a livello della correzione della minuscola folle idea- che possiamo fare qualcosa.
La citazione prosegue rilevando che non guardiamo a sufficienza questa nostra abitudine atavica a proiettare la paura sulle situazioni esterne. A questo proposito è utile ricordare che nei primi capitoli del testo la parola “malcrezioni” definisce proprio quei meccanismi di difesa che in seguito saranno definiti “proiezioni”: sono queste le divagazioni della mente che tolleriamo in continuazione.
E conclude dicendo che il risultato specifico non importa, ossia le paure specifiche di cui facciamo esperienza nella nostra vita non hanno alcuna importanza, non sono il problema vero, perché in sé- come le lezioni 4 e 10 del libro degli esercizi ci insegnano- non significano assolutamente nulla.
La correzione è sempre la stessa. Qualunque paura, indipendentemente dalla forma concreta che assume, si corregge nello stesso modo: mettendo in discussione la nostra presunta separazione da Dio attraverso l’accettazione dell’Espiazione. Perché qualunque paura non è altro se non la proiezione della paura occulta e repressa che abbiamo di Dio.
Questo ci fa uscire dal buio interiore in cui le paure potevano liberamente proliferare e libera quella luce che lo Spirito Santo continuamente ci invita a riconoscere in noi.

L’Espiazione può essere accettata dentro di te soltanto liberando la luce interiore.
(T-2.III.1:1)

-333 -

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

All’inizio del testo il perdono viene definito “passo correttivo” o “procedura di correzione”. E viene presentato in modo sommario. Ma bisogna tenere conto del fatto che tutto il resto del testo, per non parlare del libro degli esercizi e del manuale degli insegnanti, svilupperà proprio il tema del perdono trattandolo nei minimi dettagli e in ogni possibile sfaccettatura.
Quindi la citazione odierna ne rappresenta solo una delle formulazioni iniziali. Tuttavia possiamo apprezzarne la sinteticità, sapendo che si rivolge a un lettore che ancora non ha imparato a decifrare le macchinazioni dell’ego e a riconoscerle dentro la propria mente mediante l’osservazione accurata dei propri pensieri
. Il primo passo nel disfare il solo e unico errore che abbiamo accolto nella nostra mente (la minuscola folle idea- T-27.VIII.6:2) consiste nel rendersi conto del fatto che qualsiasi conflitto noi sperimentiamo nella nostra vita esprime, simboleggia e rappresenta la nostra atavica paura di Dio. Solo a causa della decisione di autoescludersi dall’Amore di Dio, scegliendo di credere vera la separazione da Lui, è potuta emergere nella nostra mente la paura dell’Amore e la paura di Dio.
Questo è l’unico problema che abbiamo (Lezione 79) e il solo che debba essere corretto accettando il fatto che è già stato corretto dallo Spirito Santo mediante il principio dell’Espiazione (lezione 80).
In sostanza l’intero processo di correzione non è altro se non l’accettazione di quell’Espiazione che è già presente dentro la nostra mente grazie alla Presenza dello Spirito Santo.

-334 -

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

La scorsa settimana abbiamo visto che -proprio all’inizio del Testo- il Corso ci presenta il processo del perdono, definendolo processo di correzione. Se leggiamo con attenzione i quattro passi pragmatici che lo riassumono, possiamo accorgerci che corrispondono pienamente a quei “tre passi del perdono” che verranno poi descritti nella lezione 23 (L-pI.23.5:2-6) con parole molto diverse.
I due passi iniziali del processo di correzione (Sappi prima di tutto che questa è paura e La paura nasce dalla mancanza d’amore) descrivono il processo- a volte lungo e doloroso- grazie al quale riconosciamo che tutti i problemi che attanagliano la nostra vita non sono altro se non proiezioni di un unico problema represso e non riconosciuto: una presunta separazione da Dio che ognuno di noi ha pienamente accolto nella sua mente come se fosse una verità assoluta (T-27.VIII.6:2). Dato che Dio è non solo Amore, ma anche la Fonte dell’Amore in noi (lezione 67), se ci separiamo da Lui- anche solo nella nostra immaginazione- ci separiamo automaticamente dall’amore, e questo genera in noi una terribile e incolmabile mancanza.
In sostanza, tutti i problemi che abbiamo non sono altro che forme di paura generata dalla mancanza d’amore.
Gli ultimi due passi del processo di correzione (L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto e L’amore perfetto è l’Espiazione) propongono la soluzione al problema (mancanza d’amore) identificato nei primi due passi. Accettare l’Espiazione (cioè la correzione di una presunta separazione da Dio) non è altro se non il modo per cancellare nella nostra mente tutto il dolore conseguente- mancanza d’amore e paura che proiettiamo su tutte le situazioni della nostra vita- che ci imprigiona in un mondo di dolore.

-335 -

L’idea di oggi introduce il pensiero che tu non sei intrappolato nel mondo che vedi, poiché se ne può cambiare la causa. Questo cambiamento richiede che la causa venga prima identificata e poi lasciata andare, in modo che possa essere sostituita. I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5)

La scorsa settimana ho proposto un parallelo fra questa celebre citazione che descrive i tre passi del perdono, e un paragrafo del capitolo 2 del Testo che descrive quanto viene là definito procedura di correzione.
Rileggiamo anche questa seconda citazione:

Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Di’ a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio.
Questi passi possono essere riassunti in questo modo:
Sappi prima di tutto che questa è paura.
La paura nasce dalla mancanza d’amore.
L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione.
(T-2.VI.7)

Perché questi due brani descrivono lo stesso procedimento? Perché la causa che deve essere identificata e che ci intrappola nel mondo che vediamo (L-pI-23.5:1-2) non è altro se non quella presunta separazione da Dio (T-27.VIII.6:2), che genera nella nostra mente una bruciante mancanza d’amore e una terribile paura di Dio(T-2.VI.7:5-6). In altri termini, ogni conflitto che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, ogni dolore, ogni problema, non sono altro se non la proiezione sul mondo di un problema ontologico negato e non riconosciuto. E’ fondamentale, ci dice il Corso, riconoscere la vera causa dei nostri problemi (tale presunto problema ontologico), perché l’ego invece ci fa costantemente credere che i nostri problemi siano generati dalle situazioni esterne.
Questo riconoscimento, questa assunzione di responsabilità sulla vera causa dei nostri problemi è quel primo passo del perdono su cui ci siamo concentrati per molto tempo nei nostri spunti di riflessione (per rileggerli cliccare qui)
Quando finalmente siamo pronti ad assumerci questa responsabilità- e questo è un processo che può comportare un lavoro molto, molto profondo- siamo pronti ad affrontare il secondo passo del perdono, ossia lasciar andare la causa (L-pI.23.5:2). In sostanza il Corso non ci chiede di lasciar andare l’apparente problema esterno, ma la causa ontologica soggiacente: la presunta separazione da Dio. E questo si fa mediante l’accettazione dell’Espiazione, quell’amore perfetto che continua a essere presente nella nostra mente, anche se noi lo abbiamo completamente negato:

L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.
L’amore perfetto è l’Espiazione
(T-2.VI.7:7-8)

Come sottolinea la citazione della lezione 23, praticare questi passi (i primi due della citazione L-pI.23.5:1-3, e tutti quelli della citazione T-2.VI.7:5-8) è una nostra responsabilità, mentre la conclusione del procedimento è già stata attuata dallo Spirito Santo, perché è stato Lui a porre nella nostra mente la correzione a cui possiamo attingere in qualsiasi momento :

I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione.
Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite.
Facendo i primi due passi vedrai che è così.
(L-pI.23.5:3-6)

-336 -

La procedura di correzione iniziale è riconoscere temporaneamente che esiste un problema, ma solo come indicazione che è necessaria una correzione immediata. Questo stabilisce uno stato mentale nel quale l’Espiazione può essere accettata senza indugio.
(T-2.VII.5:8-9)

Negli ultimi spunti (per rileggerli cliccare qui) abbiamo visto due modalità che il Corso ci propone per provare ad accettare l’Espiazione per noi stessi. Si trovano in T-2.VI.7 e in L-pI.23.5. E abbiamo anche visto che la prima delle due modalità viene definita “procedura di correzione”.
Questa definizione è la stessa che compare nella citazione odierna.
Come nelle precedenti citazioni, l’obiettivo è quello di offrirci un modo per correggere l’errore percettivo che sta alla base di tutto il nostro sistema di pensiero sbagliato o egoico. Dato che la parola Espiazione nel Corso significa “correzione della percezione “ (M-in.1:2), la procedura di correzione non è null’altro se non un metodo per accettare tale Espiazione nella nostra mente. Anche nella procedura di correzione della citazione odierna è facile riconoscere i tre passi del perdono. Leggiamo infatti che inizialmente dobbiamo riconoscere temporaneamente che esiste un problema. Quale problema? La separazione, ovviamente: l’unico contenuto inerente a tutti gli apparenti problemi che tormentano le nostre vite.

Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti.
(L-pI.79.6:2-3)

Una volta riconosciuta la costante (il contenuto) che accomuna tutti i nostri problemi (le forme), dobbiamo percepirla come indicazione che è necessaria una correzione immediata. E questo è il secondo passo del perdono: la disponibilità ad aprirci a una diversa percezione. Questo secondo passo è il mezzo che siamo finalmente disposti a usare, perché finalmente siamo riusciti a riconoscere il problema.

E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L-pI.79.6:4)

La citazione odierna aggiunge tuttavia un elemento importante a quelli che abbiamo considerato nelle scorse settimane: il tempo. Sia l’avverbio “temporaneamente” che l’aggettivo “immediata” evidenziano infatti la necessità di attuare il procedimento al più presto, prima che l’ego guadagni nuovamente impulso e si precipiti a recuperare la posizione persa. In sostanza, una volta completato il primo passo non dobbiamo indugiare, ma- avendo finalmente compreso che qualcosa non funziona nella nostra mente, e non fuori di noi- dobbiamo immediatamente rivolgerci allo Spirito Santo per essere aiutati.
La presenza simultanea del temporaneo riconoscimento iniziale che il problema è in noi e non fuori di noi, e della necessità immediata di risolverlo, stabilisce uno stato mentale completamente nuovo. Uno stato nel quale l’Espiazione, la correzione, può essere accettata senza indugio.
Per un commento più dettagliato di questa importantissima citazione, rimando alle pagine 85-86 del mio libro Un Corso in miracoli parla di sé (cliccare qui)

-342 -

Il Figlio di Dio crede di essersi perso nella colpa, di essere solo in un mondo oscuro dove il dolore lo schiaccia ovunque dall’esterno. Quando avrà guardato al proprio interno e vi avrà visto la radiosità che vi si trova, ricorderà quanto suo Padre lo ami. E sembrerà incredibile di aver mai potuto pensare che suo Padre non lo amasse e lo considerasse condannato. Nel momento in cui ti renderai conto che la colpa è folle, interamente ingiustificata e interamente senza ragione non avrai paura di vedere l’Espiazione e di accettarla interamente.
(T-13.X.8:3-6)

Ben ritrovati!
Negli ultimi due anni questi spunti sono stati dedicati al secondo passo del perdono: cosa è, e come si compie.
Abbiamo visto che consiste essenzialmente nella disposizione interiore a chiedere aiuto allo Spirito Santo, la Voce dentro la nostra mente separata che corregge ininterrottamente il basilare errore che l’ego continua altrettanto incessantemente a ripetere. L’errore insinuato dall’ego è la presunta separazione da Dio, e la correzione dello Spirito Santo - che il Corso definisce Espiazione - consiste nel metterla in discussione nello specifico della nostra vita quotidiana e in ogni forma possibile.
Abbiamo visto che la premessa basilare per compiere efficacemente questo secondo passo sta nel portare a compimento il passo precedente, che è sia il riconoscimento della nostra responsabilità a fronte di qualsiasi problema sembri complicare o avvelenare la nostra esistenza, sia il riconoscimento che qualunque problema non è altro se non una forma della presunta separazione da Dio. Ho dedicato al primo passo gli spunti 73-259 e al secondo passo gli spunti 267- 340.
Ad essi rimando il lettore che volesse rivederli clicca qui.
Nella trattazione del secondo passo, ho dedicato ampio spazio a tre temi fondamentali: la determinazione a sceglierlo (spunti 267-290), la definizione di Spirito Santo e la funzione che il Corso Gli attribuisce (spunti 291- 324) e infine la nostra accettazione dell’Espiazione (spunti 325- 340).
La citazione che propongo questa settimana riassume meravigliosamente tutti i temi trattati in questi anni. Ci dice che tutti i nostri dolori - spesso non riconosciuti e nascosti dietro false lusinghe - dipendono dall’altrettanto profondo senso di colpa conseguente alla presunta separazione da Dio. Solo guardando i nostri pensieri come il primo passo del perdono ci insegna a fare potremo prenderne atto e assumercene la responsabilità. Ma proprio assumendocene la responsabilità troveremo la radiosità che si trova celata al di sotto di essi, perché lì ci sono sia il nostro dolore che la nostra guarigione.

Qui c’è sia il suo dolore che la sua guarigione, perché la visione dello Spirito Santo è misericordiosa ed il Suo rimedio è veloce. Non nascondere la sofferenza alla Sua vista, ma portala a Lui. Poni davanti alla Sua eterna santità mentale tutte le tue ferite e lascia che Lui ti guarisca. Non lasciare alcuna traccia di dolore nascosta alla Sua luce e ricerca attentamente nella tua mente qualsiasi pensiero tu possa temere di scoprire. Poiché Egli guarirà ogni piccolo pensiero che hai serbato per ferirti e lo pulirà della sua piccolezza, ripristinandolo alla grandezza di Dio. Al di sotto della grandiosità che ti sta a cuore c’è la tua reale richiesta di aiuto. Perché invochi l’amore di tuo Padre esattamente come tuo Padre ti chiama a Se stesso. In quel luogo che hai nascosto vuoi soltanto unirti al Padre, nel Suo amorevole ricordo.
(T-13.III.7:2-8:3)

-343 -

L’ESPIAZIONE- Guarire il senso di solitudine

Il Figlio di Dio crede di essersi perso nella colpa, di essere solo in un mondo oscuro dove il dolore lo schiaccia ovunque dall’esterno.
(T-13.X.8:3)

Da dove derivano il nostro profondo senso di solitudine, e l’altrettanto profonda sensazione di essere schiacciati da forze oscure e minacciose? Secondo il Corso, derivano dalla nostra alleanza segreta con l’ego, termine con cui il Corso definisce la credenza nella separazione da Dio. Non provengono da situazioni oggettive di vita, perché la proiezione fa la percezione (T-21.in.1:1) e quindi noi percepiamo le situazioni alla luce di quanto proiettiamo su di esse. Proiettando su di esse il nostro senso di separazione, le vediamo come se fossero la causa della nostra solitudine.
In base a questa premessa, allora, non sono le situazioni della nostra vita a farci sentire soli, ma il modo in cui le interpretiamo.

E’ sempre un’interpretazione che suscita emozioni negative, indipendentemente dalla loro apparente giustificazione da parte di ciò che si presenta come un fatto.
(M-17.4:2)

L’idea della proiezione non è un’invenzione del Corso. Anche altri sistemi di pensiero vi ricorrono per descrivere la non oggettività delle nostre esperienze. Quello che tuttavia differenzia il Corso da altri sistemi è che per il Corso qualsiasi proiezione è sempre riconducibile a un errore metafisico totalmente represso, la presunta separazione da Dio. Leggiamo quanto scritto nella lezione 79:

Se riuscissi a riconoscere che il tuo solo problema è la separazione, indipendentemente dalla forma che assume, potresti accettare la risposta perché vedresti che è pertinente. Percependo la costante che sta alla base di tutti i problemi con cui sembri trovarti a confronto, capiresti che hai il mezzo per risolverli tutti. E useresti il mezzo, perché riconosci il problema.
(L-pI.79.6:2-4)

Riconoscere questa costante è proprio il compito del primo passo del perdono. Compito che siamo invitati a svolgere nella già citata lezione 79, imparando a riconoscere la costante che sta alla base di tutti i nostri problemi apparenti, il contenuto che si cela dietro tutte le forme molteplici.
Solo svolgendo il compito che ci viene richiesto (Che io riconosca il problema affinché possa essere risolto, come recita appunto il titolo della lezione 79) potremo sperimentarne la soluzione, la correzione proposta dallo Spirito Santo, che il Corso definisce Espiazione. E’ questo il mezzo che ci permette di risolvere il problema della separazione, e tutte le forme conseguenti – tra cui la solitudine - che esso assume quando viene proiettato nella nostra vita quotidiana.

-344 -

L’intero scopo di questo corso è insegnarti che l’ego non è credibile e non lo sarà mai. Tu che hai fatto l’ego credendo in ciò che non è credibile non puoi emettere questo giudizio da solo. Accettando l’Espiazione per te stesso, stai decidendo contro la credenza che puoi essere solo, dissipando così l’idea della separazione ed affermando la tua vera identificazione con l’intero Regno in quanto letteralmente parte di te. Questa identificazione è al di là di ogni dubbio tanto quanto al di là della credenza. La tua interezza non ha limiti perché essere è infinità.
(T-7.VIII.7)

La citazione odierna collega l’accettazione dell’Espiazione per sé stessi al disfacimento della credenza nella solitudine.
L’ego è la credenza nella separazione, e se lo accettiamo nella nostra mente non potremo fare a meno di sentirci separati, soli e isolati. Potremmo dire che l’idea stessa di solitudine e isolamento sia l’ego. Si potrebbe obiettare che scegliere l’ego significa almeno unirsi a lui, e che questo annulla automaticamente l’idea della separazione. Ma non è così, perché l’ego nella realtà non c’è. La sua è solo una parvenza di essere. Unendoci all’ego, dunque, ci uniamo ad un’illusione e rimaniamo inesorabilmente soli.
Dato che siamo stati noi a fare l’illusione dell’esistenza dell’ego dando credito a quanto era incredibile (la separazione da Dio) e siamo ancora stati noi a permettere a questa illusione - dopo averla fatta- di spadroneggiare nella nostra mente, ora non riusciamo più a disfare da soli quella credenza nella solitudine che abbiamo voluto e che manteniamo ostinatamente, credendo che da essa venga la nostra salvezza.
In alternativa all’ego lo Spirito Santo ci propone l’Espiazione, termine che nel Corso ha il significato di “correzione della percezione” (C-in.1:2). Correggendo l’illusione della separazione- ossia il nostro basilare errore percettivo - l’Espiazione correggerà dunque anche quel senso di solitudine e isolamento che spesso attanaglia la nostra vita. Accettandola nella mente riusciremo a sperimentare quanto da soli non potremmo più sperimentare: l’appartenenza all’infinità del Tutto.
Il Corso ci dice che Lo Spirito Santo è la Mente dell’Espiazione. (T-5.I.6:3).
E precisa che La Voce dello Spirito Santo è il richiamo all’Espiazione, o la restaurazione dell’integrità della mente. (T-5.I.5:4)
Per accettare nuovamente la correzione dell’Espiazione dentro la nostra mente dobbiamo dunque fare appello allo Spirito Santo, un Amico certamente migliore dell’ego, un Amico Che è stato creato da Dio e quindi- anche nell’illusione- riflette la realtà dell’essere. Unendoci a Lui non ci uniamo a un’illusione ma al riflesso della Realtà. Unendoci a Lui e al Suo giudizio- l’Espiazione, ossia la non credibilità della separazione- annulliamo automaticamente l’idea della solitudine in noi.

Non condurre la tua piccola vita in solitudine, con un’illusione come tua sola amica. Questa non è un’amicizia degna del Figlio di Dio, né una della quale egli si possa accontentare. Tuttavia Dio gli ha dato un Amico migliore, nel Quale si trova tutto il potere in terra e in Cielo.
(T-26.VI.2:1-3)

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Non condurre la tua piccola vita in solitudine, con un’illusione come tua sola amica. Questa non è un’amicizia degna del Figlio di Dio, né una della quale egli si possa accontentare. Tuttavia Dio gli ha dato un Amico migliore, nel Quale si trova tutto il potere in terra e in Cielo. L’unica illusione che tu pensi sia amica oscura la Sua grazia e la Sua maestà, e tiene lontana la Sua amicizia e il Suo perdono dal tuo abbraccio accogliente. Senza di Lui sei senza amici. Non cercare un altro amico che prenda il Suo posto. Non c’è un altro amico. Ciò che Dio ha designato non ha sostituti, perché quale illusione può rimpiazzare la verità?
(T-26.VI.2)

Conduciamo la nostra piccola vita in solitudine quando accettiamo nella nostra mente un’illusione (la minuscola folle idea di separazione da Dio- T-27.VIII.6:2) come nostra sola amica.
Una lettura affrettata e superficiale della prima frase della citazione odierna, estrapolata dal contesto generale, ci potrebbe far pensare che il Corso ci solleciti a intrattenere delle relazioni nel mondo, invitandoci a ricercare la compagnia degli altri esseri – umani e non - per non sperimentare la solitudine. In realtà ci viene spiegato in più punti che non è così.
Leggiamo per esempio nel capitolo 18:

Le menti sono unite, i corpi no. Solo assegnando alla mente le proprietà del corpo sembra possibile la separazione.
(T-18.VI.3:1-2)

Queste due affermazioni lapidarie non sostengono soltanto che i corpi non sono uniti, e quindi non possono risolvere il problema della solitudine, ma anche che la mente cade nella trappola della separazione proprio quando si attribuisce le proprietà del corpo, cioè si identifica con il corpo. In sostanza le menti, che sono unite per definizione, si percepiscono come separate proprio identificandosi con i corpi. L’identificazione della mente con il corpo è la strategia che l’ego propone alla mente per impedirle di sperimentare l’unione. E’ questo il modo in cui l’ego ci inganna: proponendoci di risolvere il problema della solitudine unendoci a un altro corpo.
Altrove il Corso ci spiega anche che i corpi non possono comunicare. Come possono dunque risolvere il problema della solitudine?

Solo la mente comunica. Poiché l’ego non può distruggere l’impulso a comunicare perché è anche l’impulso a creare, può solo insegnarti che il corpo può sia comunicare che creare e perciò non ha bisogno della mente.
(T-7.V.2:1-2)

Pertanto, come la citazione iniziale di questo spunto ci suggerisce, l’unico modo in cui possiamo risolvere il problema della solitudine è accettando nella nostra mente l’Espiazione, la correzione della separazione proposta dallo Spirito Santo. E’ Lui l’Amico Che Dio ci ha dato per sconfiggere l’illusione di solitudine nella quale crediamo di essere sprofondati.
Ma questo argomento merita un’indagine più approfondita. Cercherò di portarla avanti nei prossimi spunti.

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Solo la mente comunica. Poiché l’ego non può distruggere l’impulso a comunicare perché è anche l’impulso a creare, può solo insegnarti che il corpo può sia comunicare che creare e perciò non ha bisogno della mente.
(T-7.V.2:1-2)

Da qualche spunto ci occupiamo dell’argomento della solitudine, e di come il Corso propone di risolverla mediante l’accettazione dell’Espiazione per noi stessi. Abbiamo visto che l’ego, invece, ci propone di risolverla mediante l’unione con un altro corpo. Il Corso ci mette in guardia da questo tipo di strategia fin dal capitolo 15 del Testo. Leggiamo a questo proposito un’interessante frase che si trova nella VII sezione:

L’illusione di autonomia del corpo e la sua capacità di vincere la solitudine non sono che lo stratagemma del piano dell’ego per stabilire la propria autonomia.
(T-15.VII.12:1)

Per impostare correttamente la comprensione di questa frase dobbiamo ricordare che nel Corso la parola corpo non designa solamente il corpo fisico, ma anche la personalità individuale (clicca qui per leggere la definizione nel glossario). Il corpo, ci dice in sostanza il Corso, è quell’identità fisico-psicologica (ma anche sociale, professionale, familiare, geografica, storica, e così via) che attribuiamo a noi stessi e agli altri.
La frase citata ci informa che l’ego ha un piano per sostenere la sua autonomia. Deve farlo perché non è affatto autonomo, essendo un costrutto mentale totalmente illusorio che può mantenere l’illusione della sua esistenza solo a patto che la mente continui a pensarlo e a crederlo vero. Questo piano, elaborato da un costrutto illusorio, non può dunque che prevedere un’ulteriore illusione ad esso coerente: che il corpo esista e la mente si identifichi con esso. E per metterlo in atto l’ego usa il brillante stratagemma di farci credere nell’autonomia del corpo.
L’ego costruisce dunque un vero e proprio castello d’illusioni: dapprima l’illusione della separazione e delle sue conseguenze nella mente, poi l’illusione dell’esistenza di un mondo di corpi e della loro autonomia, e poi l’illusione che la mente sia identificata con il corpo. E infine, con la lusinga della specialezza e insinuando proditoriamente una devastante paura di Dio, l’ego spinge la mente a credere a tutte queste illusioni. Catturata dall’obiettivo della specialezza e dalla paura, a questo punto la mente si incatena volontariamente identificandosi con esse.
Il risultato descritto nel Corso è che noi- delle menti- finiamo per crederci un corpo e, così facendo, accettiamo pienamente il castello di illusioni dell’ego, allineandoci ai suoi obiettivi e facendoli nostri. Da qui deriva tutto il nostro investimento nel corpo: salute, malattia, efficienza fisica, invecchiamento e morte in primo luogo, ma anche status sociale e professionale, identità geografica e identificazione culturale, appartenenza politica, rivendicazioni e senso di appartenenza, competizione e strenua difesa delle proprie caratteristiche specifiche, e così via. E da qui deriva anche la nostra piena accettazione degli stratagemmi dell’ego per rendere autonomo il corpo: l’illusione che il corpo sia capace di vincere la solitudine ne è parte.
E’ un argomento che l’ego ha reso molto complesso, e ne parleremo ancora nei prossimi spunti.

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L’illusione di autonomia del corpo e la sua capacità di vincere la solitudine non sono che lo stratagemma del piano dell’ego per stabilire la propria autonomia. Finché crederai che essere con un corpo significa avere compagnia, sarai costretto a cercare di tenere tuo fratello nel corpo, per mezzo della colpa.
(T-15.VII.12:1-2)

Abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana che l’ego – la credenza di essere effettivamente separati da Dio - ha un piano per mantenere nella nostra mente l’illusione della sua esistenza. Il piano dell’ego consiste nell’offrire alla mente l’identificazione con il corpo fisico-psicologico, perché il corpo -per definizione- simboleggia l’idea della separazione. Grazie a questa identificazione la mente crede dunque che la separazione non sia un’idea, ma un fatto reale.
Secondo il Corso è questa la ragione per cui ognuno di noi - una mente - è invece convinta di essere un corpo: per aderire al piano dell’ego e autoconvincersi della realtà della separazione.

Le menti sono unite, i corpi no. Solo assegnando alla mente le proprietà del corpo sembra possibile la separazione.
(T-18.VI.3:1-2)

Per stabilire in pieno l’illusione della sua autonomia dentro la nostra mente, l’ego adotta poi vari stratagemmi che il Corso elenca in più punti. Tra gli altri, leggiamo nella prima frase della citazione iniziale, troviamo la presunta capacità del corpo di vincere la solitudine. In altri termini l’ego ci fa credere che essere con un altro corpo sia avere compagnia. E sostiene questa illusione al solo scopo di ribadire che il corpo è abile in sé, perché è in grado di risolvere autonomamente dei problemi, nel caso specifico il problema della solitudine.
Ma la seconda frase della citazione smentisce questa illusione. Essere con un altro corpo non significa avere compagnia. Lo stato di compagnia o unione è uno stato mentale, non una condizione fisica.
Per mantenere questa illusione dobbiamo dunque adottare un’ulteriore strategia: cercare di mantenere la nostra percezione degli altri al loro corpo. Non dobbiamo riconoscere che gli altri sono una mente, ma dobbiamo identificarli al corpo proprio come abbiamo fatto con noi stessi. Perché se gli altri non fossero dei corpi ma delle menti, come potremmo accompagnarci a loro e risolvere il nostro doloroso senso di solitudine?
Il modo vincente per tenere gli altri nel corpo è la colpa. Perché la colpa incatena, e ogni volta che accusiamo qualcuno di una qualche colpa vuol dire che lo percepiamo come corpo, invece che come mente. E’ questa una delle ragioni per cui troviamo la colpa così attraente. Perché ci permette di identificare sia noi stessi che gli altri con il corpo, e ci illude in questo modo di trovare compagnia, risolvendo uno dei più dolorosi fra i nostri presunti drammi personali: il senso di isolamento e solitudine.

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L’illusione di autonomia del corpo e la sua capacità di vincere la solitudine non sono che lo stratagemma del piano dell’ego per stabilire la propria autonomia. Finché crederai che essere con un corpo significa avere compagnia, sarai costretto a cercare di tenere tuo fratello nel corpo, per mezzo della colpa. E vedrai sicurezza nella colpa e pericolo nella comunicazione. Perché l’ego insegnerà sempre che la solitudine è risolta dalla colpa e che la comunicazione è la causa della solitudine. E nonostante l’evidente follia di questa lezione, molti l’hanno imparata.
(T-15.VII.12)

L’argomento della solitudine e del modo in cui l’ego propone di risolverla - attraverso l’unione dei corpi - ci porta ad affrontare anche un altro importante tema del Corso: la comunicazione.
Abbiamo già visto che l’unione è uno stato della mente, non del corpo, perché il corpo è per definizione separato.

Le menti sono unite, i corpi no. Solo assegnando alla mente le proprietà del corpo sembra possibile la separazione.
(T-18.VI.3:1-2)

Allo stesso modo possiamo dire che la comunicazione è uno stato della mente, e non del corpo.

Solo la mente comunica. Poiché l’ego non può distruggere l’impulso a comunicare perché è anche l’impulso a creare, può solo insegnarti che il corpo può sia comunicare che creare e perciò non ha bisogno della mente.
(T-7.V.2:1-2)

Abbiamo anche visto che l’ego porta la mente a identificarsi con il corpo, perché in questo modo la separazione sembra una realtà, un fatto concreto, e non un’idea assurda. Una volta che è identificata con il corpo, la mente non può più risolvere il problema della separazione là dove può essere risolto - nella mente stessa - e cercherà sollievo al suo dolore proprio in quella dimensione che ormai crede essere diventata la sua realtà. Da qui proviene la vera e propria ossessione nella ricerca di compagnia per vincere la solitudine. Da qui deriva tutto l’investimento che abbiamo nelle relazioni speciali d’amore.
Ma è un’illusione, perché il corpo non può risolvere il problema della solitudine. Solo la mente può farlo accettando l’Espiazione per se stessa (la Parola salvatrice di Dio), ossia accettando di correggere la minuscola folle idea di separazione che avvelena la mente impedendole di trovare riposo e pace.

Non andiamo da soli. E siamo grati del fatto che nella nostra solitudine un Amico è venuto a dirci la Parola salvatrice di Dio. E grazie a te perché Lo ascolti. La Sua Parola è senza suono se non viene ascoltata. Nel ringraziare Lui ringrazi anche te stesso. Un messaggio inascoltato non salverà il mondo, nonostante la potenza della Voce che parla e per quanto amorevole possa essere il messaggio.
(L-pI.123.5)

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Il corpo è la casa dell’ego per sua propria scelta. E’ l’unica identificazione con la quale l’ego si sente al sicuro, dato che la vulnerabilità del corpo è la sua migliore argomentazione a favore della tesi secondo la quale non puoi essere di Dio.
(T-4.V.4:1-2)

Negli ultimi spunti abbiamo visto che l’ego si identifica con il corpo e la citazione odierna ne spiega una delle molte ragioni: perché è l’unica identificazione con cui si sente al sicuro. Poi l’ego spinge la nostra mente a identificarsi a sua volta con il corpo. Lo deve fare, perché la sua sopravvivenza dipende dal fatto che noi continuiamo a ospitarlo e crederlo vero. E solo se si identifica con il corpo la nostra mente può credere nella presunta realtà dell’ego - la separazione da Dio - perché è diventata anche la sua presunta realtà.
Tuttavia questa identificazione non risolve il profondo dolore conseguente alla separazione, in primis il terribile morso della solitudine. Allora la mente - ormai pienamente identificata con l’ego e con la sua casa, il corpo - cerca di risolverla sul piano nel quale è discesa, ossia nel mondo dei corpi. Da qui deriva quella che secondo il Corso è una vera e propria assurdità: la risoluzione del problema della solitudine attraverso un’unione con un altro corpo.
Per mettere in atto questa difesa bisogna vedere dei corpi intorno a sé, altrimenti la ricerca diviene vana. E quindi bisogna vedere negli altri solo la dimensione corporea, ignorandone la mente. Questo è il significato dell’espressione “tenere nel corpo tuo fratello”, che troviamo nella seguente citazione:

Finché crederai che essere con un corpo significa avere compagnia, sarai costretto a cercare di tenere tuo fratello nel corpo, per mezzo della colpa.
(T-15.VII.12:2)

Proseguendo nella lettura:

E vedrai sicurezza nella colpa e pericolo nella comunicazione. Perché l’ego insegnerà sempre che la solitudine è risolta dalla colpa e che la comunicazione è la causa della solitudine. E nonostante l’evidente follia di questa lezione, molti l’hanno imparata.
(T-15.VII.12:3-5)

Questa angosciante conclusione spiega il nostro investimento nella colpa e la paura della vera comunicazione, che può avvenire solo a livello della mente. Nel capitolo 19 c’è un’intera sezione (T-19.IV.A) dedicata all’attrattiva che la colpa esercita su di noi per molte diverse ragioni. Qui ne cita una: la colpa mantiene nella nostra mente la percezione che noi e gli altri siamo dei corpi invece che delle menti, e quindi ci offre l’illusione di risolvere il problema della solitudine attraverso il corpo. Questo è il grande sacrificio a cui condanniamo sia noi stessi che gli altri: il sacrificio del nostro vero Sé, che si compie riducendo noi stessi e gli altri all’identificazione con il corpo.

Finché percepirai il corpo come tua realtà, ti percepirai solo e deprivato. E ti percepirai anche come la vittima del sacrificio, giustificato nel sacrificio degli altri.
(T-15.XI.5:1-2)

A questo punto la comunicazione diventa un pericolo, e la colpa una sicurezza. Ma l’ego si guarda bene dal dirci che l’unione dei corpi non risolve nulla, perché la comunicazione appartiene solo alla mente. E ci condanna quindi a vagare incessantemente alla ricerca di qualcosa che non potremo mai trovare, in base alla sua crudele massima “cerca ma non trovare”.

... l’ego, sebbene incoraggi molto attivamente la ricerca dell’amore, pone una condizione: non trovarlo. I suoi dettami, allora, possono essere riassunti semplicemente come: “Cerca ma non trovare”. Questa è la sola premessa che l’ego ti fa, e la sola premessa che manterrà. Perché l’ego persegue il suo obiettivo con insistenza fanatica, e il suo giudizio, sebbene gravemente menomato, è del tutto coerente.
(T-12.IV.1:3-6)

-350 -

Finché percepirai il corpo come tua realtà, ti percepirai solo e deprivato. E ti percepirai anche come la vittima del sacrificio, giustificato nel sacrificio degli altri.
(T-15.XI.5:1-2)

Ho dedicato i nostri spunti delle ultime settimane al drammatico problema della solitudine, che attanaglia la mente in una morsa di disperazione e che solitamente cerchiamo di risolvere unendoci ad altri corpi. E’ questo il grande sacrificio percettivo di cui tutti ci sentiamo vittime (il sacrificio del nostro vero Sé) e a cui condanniamo gli altri (il sacrificio del loro vero Sé), allo scopo di trovare compagnia nella nostra solitaria disperazione. Un sacrificio a cui, come abbiamo letto la scorsa settimana, leghiamo noi stessi e gli altri attraverso la colpa. Tuttavia, come abbiamo visto, il Corso ci spiega che l’unione appartiene soltanto al livello della mente in quanto il corpo, per sua propria natura, rende reale l’idea della separazione trasformandola in un fatto concreto. Il corpo non può dunque risolvere il problema della separazione, ma la mente può farlo nell’istante santo, quell’attimo di perdono in cui accettiamo l’Espiazione per noi stessi, ossia la correzione dell’idea di separazione da Dio. E in quell’istante decade l’interferenza del corpo, perché riconosciamo di essere delle menti e in quanto tali di essere costantemente uniti e in comunicazione.

Nell’istante santo la condizione dell’amore è soddisfatta, perché le menti sono unite senza l’interferenza del corpo, e dove c’è comunicazione c’è pace.
(T-15.XI.7:1)

Il paragrafo prosegue descrivendo la funzione che il Corso attribuisce a Gesù nel piano dell’Espiazione dello Spirito Santo, funzione volta a ristabilire la comunicazione della mente in un mondo devastato dal dolore dell’incomunicabilità e dell’alienazione, perché totalmente identificato con l’ego.

Il Principe della Pace è nato per ristabilire la condizione dell’amore insegnando che la comunicazione rimane ininterrotta anche se il corpo viene distrutto, a condizione che tu non veda il corpo come mezzo necessario alla comunicazione. E se capirai questa lezione, ti renderai conto che sacrificare il corpo è sacrificare il nulla, e che la comunicazione, che deve essere della mente, non può essere sacrificata. Dov’è dunque il sacrificio?
(T-15.XI.7:2-4)

C’è dunque una condizione perché sia possibile rimanere consapevoli del fatto che la comunicazione appartiene alla mente: lasciare andare la credenza che il corpo sia il mezzo necessario di comunicazione. Questa condizione spiega perché a volte sentiamo in noi la presenza di Gesù, mentre altre volte lui ci sembri lontanissimo.
L’identificazione con il corpo – il massimo sacrificio che possiamo fare, in quanto menti - ci porta a ignorare in noi la presenza vera, vitale e vivificante di Gesù nella nostra mente. Sacrificare il corpo - ossia mettere in discussione la credenza di essere un corpo - non è nulla, se paragonato al grande sacrificio che abbiamo già tutti compiuto identificandoci con esso.
E allora, ci domanda il Corso, dove è veramente il sacrificio? Nel lasciare andare l’identificazione con il corpo, o nel credersi un corpo?
Forse potremmo dedicare la settimana santa a queste riflessioni e alla nostra determinazione a vivere la presenza vitale di Gesù risorto dentro la nostra mente, accettando pienamente la sua e nostra resurrezione dal sogno di morte dell’ego. Sia questo l’augurio che vi giunga, cari amici, dal profondo del nostro cuore

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Nell’istante santo la condizione dell’amore è soddisfatta, perché le menti sono unite senza l’interferenza del corpo, e dove c’è comunicazione c’è pace.
(T-15.XI.7:1)

Il senso di solitudine non è determinato dalle condizioni della nostra vita, ma da uno stato interiore di disagio che noi proiettiamo sulle condizioni esterne. Da dove deriva questo stato interiore? Dal folle credere di essere separati da Dio, nostra Fonte e nostro Tutto (T-27.VIII.6:2). Questa separazione genera in noi sentimenti devastanti di angoscia, depressione, colpa e paura, da cui cerchiamo di liberarci proiettandoli sulle circostanze esterne, che a questo punto sembreranno essere la causa del problema, invece che l’effetto.
Questa teoria del Corso può essere messa alla prova molto praticamente, andando con la memoria a certi momenti della nostra vita in cui ci è capitato di non sentirci affatto soli pur trovandoci fisicamente da soli, o a certi altri momenti in cui ci siamo sentiti soli pur essendo in mezzo ad altre persone, a volte addirittura in mezzo ad una vera e propria folla.
Ecco perché il Corso dice che i corpi, di per sé, non possono unirsi, ma le menti sì. Perché la solitudine è uno stato mentale e non fisico. Eppure tutti tendiamo a risolvere il problema della solitudine cercando la compagnia degli altri, come se il problema fosse generato dalla loro assenza. E non ci accorgiamo che non solo non lo risolviamo, ma spesso rischiamo di complicarlo ulteriormente. Infatti, le difese fanno ciò da cui vogliono difendere (T-17.IV.7:1) ossia determinano un peggioramento ulteriore del problema: il tentativo di difendersi da un problema inesistente genera il problema stesso.
Così una persona che si sente sola- sensazione generata dalla separazione da Dio- potrebbe per esempio proiettare questo disagio sugli altri giungendo a percepirli come causa del suo disagio e arrivando quindi a diffidare di loro e addirittura a rifiutarli. La sua esperienza sarebbe di essere rifiutata da loro, ma in realtà sarebbe stata lei, con il suo atteggiamento difensivo, ad aver proiettato e quindi percepito un loro rifiuto. E non ha alcuna importanza se la sua percezione di rifiuto da parte degli altri è confermata da qualche loro comportamento di esclusione. Se questa persona non si sentisse sola non percepirebbe l’atteggiamento altrui come un rifiuto ma come una richiesta di guarigione o di aiuto e non solo non ne soffrirebbe, ma sentirebbe un sincero desiderio di essere d’aiuto.
Oppure il nostro senso di mancanza di natura ontologica - perché determinato ancora una volta dalla separazione da Dio - potrebbe alimentare in noi un bisogno predatorio di compagnia, capace di mettere in stato d’allarme chi ci sta vicino e di portarci nuovamente a interpretare tale reazione come una forma di rifiuto.
In questi e altri casi, il nostro difenderci da un problema interiore non riconosciuto genererebbe un problema esteriore di cui ci sentiremmo vittima.
Evidentemente la soluzione a un problema interno non può essere esterna. Per il Corso questa soluzione è l’Espiazione, ossia la correzione del senso di solitudine interiore offerta dallo Spirito Santo, il nostro Amico per eccellenza.

Non condurre la tua piccola vita in solitudine, con un’illusione come tua sola amica. Questa non è un’amicizia degna del Figlio di Dio, né una della quale egli si possa accontentare. Tuttavia Dio gli ha dato un Amico migliore, nel Quale si trova tutto il potere in terra e in Cielo.
(T-26.VI.2:1-3)

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Da parecchie settimane stiamo focalizzandoci sul problema della solitudine, generata nella nostra mente dalla credenza incredibile – perché mai avvenuta e impossibile per definizione - di essere separati da Dio. (T-27.VIII.6:2 e T-7.VIII).
Abbiamo visto nello spunto della scorsa settimana che il modo in cui cerchiamo abitualmente di risolvere il problema è attraverso la compagnia degli altri, ossia quanto il Corso definisce “unione dei corpi”. Servono proprio a questo le relazioni speciali, ossia le relazioni basate sulla specialezza, il marchio distintivo dell’ego.
Il Corso ci spiega che esistono due tipologie di relazioni speciali; quelle speciali d’odio e quelle speciali d’amore.
Nel primo caso il dolore interno, la colpa generata dalla separazione, viene proiettato all’esterno: sul mondo in genere, su qualcuno in particolare o sul proprio corpo. Questo palcoscenico esterno quindi viene percepito come un nemico odiato o odiabile. Di qui la definizione “ relazione speciale d’odio”. Nel secondo caso è il senso di carenza – ancora una volta generato dalla separazione da Dio, il Tutto - a portarci ad esercitare un vero e proprio atteggiamento predatorio nei confronti del mondo esterno, allo scopo di appropriarcene in qualche modo per colmare il nostro vuoto e completarci. In tal caso gli altri vengono percepiti come dei veri e propri “idoli” in grado di salvarci dalla nostra solitudine, gli idoli salvatori di cui ci innamoriamo. Di qui la definizione “relazione speciale d’amore”.
Il lettore che desidera approfondire questo argomento potrebbe trovare utile la lettura del capitolo 8 e 9 del mio libro "Un Corso in miracoli parla di sé" , in particolare da pagina 140 a pagina145. (Cliccare qui per info) Mentre le relazioni speciali d’odio servono egregiamente allo scopo di proiettare sul mondo il nostro senso di vuoto - dando al mondo esterno la colpa per quello che è invece solo un nostro problema personale - le relazioni speciali d’amore sembrano temporaneamente risolvere il problema, perché ci danno l’illusione del completamento. Ma le difese fanno ciò da cui vogliono difendere, e quindi ben presto proprio il nostro tentativo di difenderci dalla presunta solitudine interiore genererà solitudine. Le barriere che avevamo eretto per difenderci dal vuoto crollano e irrompono proprio quella colpa, quella paura e quell’odio che avevamo cercato di nascondere dietro l’illusione del completamento.

La relazione speciale d’amore è un tentativo di limitare gli effetti distruttivi dell’odio trovando un rifugio nella tempesta della colpa. Non fa alcun tentativo di elevarsi al di sopra della tempesta, dove c’è la luce del sole. Al contrario, evidenzia il fatto che la colpa è fuori dal rifugio e tenta di costruire barricate contro di essa e di ripararvisi dietro. … Se l’illusione svanisce, la relazione si rompe o diventa insoddisfacente a causa della disillusione... Quando le barricate contro di essa cadono, la paura irrompe e l’odio trionfa
(T-16.IV.3:1-3,7;4:10)

Fortunatamente il Corso ha una soluzione migliore da prospettarci: l’accettazione dell’Espiazione, ossia la correzione del basilare problema della separazione da Dio. A dispetto di tutti i tentativi dell’ego, è questa la sola via che ci permette di sperimentare il miracolo della pace interiore.

L’unica responsabilità di colui che opera il miracolo è
accettare l’Espiazione per se stesso.
(T-2.V.5:1)

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Nell’ultimo spunto abbiamo visto che l’ego propone di risolvere il problema della solitudine attraverso la relazione speciale d’amore, un meccanismo proiettivo grazie al quale percepiamo gli altri come degli idoli salvatori in grado di completarci e farci sperimentare in terra il paradiso dell’amore.

Il “miglior” sé che l’ego cerca è sempre un sé più speciale. E chiunque sembri possedere un sé speciale è “amato” per ciò che gli può essere preso. Dove entrambi i partner vedono questo sé speciale l’uno nell’altro, l’ego vede “un’unione benedetta dal Cielo”. Perché nessuno dei due si renderà conto di aver chiesto l’inferno, e così non interferirà con l’illusione del Cielo dell’ego, che gli è stata offerta dall’ego per interferire con il Cielo.
(T-16.V.8:1-4)

Come abbiamo letto, purtroppo questa soluzione non funziona perché si tratta di un’inutile difesa da un problema interno non riconosciuto. Infatti, in ben poco tempo l’illusione di felicità lascia emergere l’inganno sottostante, che ci era stato offerto dall’ego proprio per non risolvere il problema e per impedirci di tornare alla pace interiore.
Il Corso ci spiega chiaramente qual è l’intento distruttivo del nostro ego:

La relazione speciale d’amore è un tentativo di limitare gli effetti distruttivi dell’odio trovando un rifugio nella tempesta della colpa. Non fa alcun tentativo di elevarsi al di sopra della tempesta dove c’è la luce del sole. Al contrario, evidenzia il fatto che la colpa è fuori dal rifugio e tenta di costruire barricate contro di essa e di ripararvisi dietro. La relazione speciale d’amore non è percepita come un valore in sé, ma come un luogo dove ci si sente al sicuro dal quale l’odio è tagliato fuori e tenuto separato. Il compagno d’amore speciale è accettabile solo finché serve a questo scopo. L’odio può entrare, e di fatto è benvenuto in alcuni aspetti della relazione, ma questa è tenuta insieme ancora dall’illusione dell’amore. Se l’illusione svanisce, la relazione si rompe o diventa insoddisfacente a causa della disillusione.
(T-16.IV.3)

Se ci ricordiamo che quando parla di colpa – così come di odio o di solitudine - il Corso si riferisce agli effetti del problema ontologico della separazione da Dio, allora comprendiamo come questo paragrafo descriva dettagliatamente il tentativo di risolvere il drammatico problema della separazione mediante le relazioni speciali. E di come noi usiamo tali relazioni al solo scopo di negare il nostro dolore interno - la colpa, la paura, l’odio e la solitudine - costruendo delle barricate contro di esso e riparandovici dietro. Tuttavia il paragrafo ci spiega anche come queste difese - la negazione e la proiezione - non servono, perché quando l’illusione costruita dal nostro ego decade, allora la relazione sembra precipitare e noi ci sentiamo delusi e ancor più soli di prima.
Questo significa forse che dobbiamo smettere di frequentare gli altri? Certamente no! Non dimentichiamo che quando parla di relazioni il Corso non allude alle interazioni fra le persone, ma alle nostre percezioni di queste interazioni. Quindi tutto questo significa soltanto che è fondamentale imparare a guardarle, comprendendo gli scopi nascosti che cerchiamo di mettere in atto e che ci trascinano a volte in abissi di disperazione.

Non aver paura di guardare la relazione speciale di odio, perché la libertà sta nel guardarla. Sarebbe impossibile non conoscere il significato dell’amore se non fosse per questo. Perché la relazione speciale d’amore, nella quale il significato dell’amore è nascosto, viene intrapresa solo per contrapporsi all’odio, ma non per lasciarlo andare. La tua salvezza apparirà chiaramente davanti ai tuoi occhi aperti quando guarderai ciò. Non puoi limitare l’odio. La relazione speciale d’amore non vi si può contrapporre, ma può occultarlo alla vista e renderlo invisibile. E’ essenziale renderlo visibile e non fare alcun tentativo di nasconderlo…. E finché non te ne renderai conto la separazione rimarrà non riconosciuta e quindi non guarita.
(T-16.IV.1:1-7, 10)

Solo guardando le dinamiche interne delle relazioni speciali possiamo renderci conto di cosa l’ego combina dentro la nostra mente, e possiamo decidere di scegliere una Guida diversa, l’Insegnante dell’Espiazione (=correzione), pronto a mutare le nostre distruttive relazioni speciali in amorevoli relazioni sante!

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…… la relazione speciale d’amore, nella quale il significato dell’amore è nascosto, viene intrapresa solo per contrapporsi all’odio, ma non per lasciarlo andare. La tua salvezza apparirà chiaramente davanti ai tuoi occhi aperti quando guarderai ciò. Non puoi limitare l’odio. La relazione speciale d’amore non vi si può contrapporre, ma può occultarlo alla vista e renderlo invisibile. E’ essenziale renderlo visibile e non fare alcun tentativo di nasconderlo…. E finché non te ne renderai conto la separazione rimarrà non riconosciuta e quindi non guarita.
(T-16.IV.1:3-7,10)

In questo paragrafo il Corso ci raccomanda di imparare a osservare attentamente dentro la nostra mente i meccanismi di negazione e proiezione (quanto il Corso definisce “difese”) che mettiamo in atto nelle nostre relazioni speciali d’amore, nel vano tentativo di proteggerci dal sistema di pensiero dell’ego basato su separazione, solitudine, odio, colpa, paura e attacco.
La relazione speciale ha proprio questo scopo: nascondere il sistema di pensiero dell’ego e renderlo invisibile, così da generare dentro la nostra mente l’illusione di averlo superato e risolto.
E’ essenziale, ci dice il Corso, non cadere in questa trappola e renderlo visibile, perché il nostro unico e basilare problema- la separazione da Dio (L-pI.79) – non può essere guarita se non viene riconosciuta. E se la separazione non viene guarita allora tutto il sistema di pensiero dell’ego che ne è la conseguenza - sistema basato su paura, colpa, solitudine, odio e attacco - non potrà essere guarito e continuerà ad essere inconsciamente proiettato sulla relazione stessa, che sembrerà peggiorare gradualmente fino a diventare un vero e proprio inferno. Il risultato non potrà che essere una profonda delusione, perché noi crederemo di aver fatto tutto il possibile per trovare amore e compagnia e non ci renderemo affatto conto di avere invece fatto tutto il possibile per proteggere il sistema di pensiero dell’ego contro l’amore e la vera unione.
A tutto questo ci portano quelle difese che fanno ciò da cui sembrano difendere (T-17.IV.7.1). A questo ci porta il tentativo di difenderci dall’odio cercando l’amore, o dalla solitudine cercando l’unione. Ecco perché il Corso ci spiega che il nostro compito non consiste nel cercare l’amore, ma nell’imparare a guardare - come il primo passo del perdono ci insegna a fare - tutte le barriere che avevamo eretto contro di esso.

Il tuo compito non è di ricercare l’amore, ma di cercare e trovare tutte le barriere dentro di te che hai costruito contro di esso. Non è necessario ricercare ciò che è vero, ma è necessario cercare ciò che è falso…. Se cerchi l’amore al di fuori di te puoi essere certo che dentro di te percepisci l’odio e ne hai paura. Tuttavia la pace non verrà mai dall’illusione dell’amore, ma solo dalla sua realtà.
(T-16.IV.6:1-2,5-6)

E’ questo un invito che il Corso ci rivolge in continuazione, e che troviamo addirittura nella sua introduzione, come vera e propria dichiarazione programmatica del percorso che propone:

Il corso non si prefigge di insegnare il significato dell’amore, poiché esso trascende ciò che può essere insegnato. Si prefigge tuttavia di eliminare i blocchi alla consapevolezza della presenza dell’amore, che è la tua eredità naturale.
(T-In.1:6-7)

In conclusione, questo non è affatto un Corso sull’amore - come a volte i suoi studenti credono erroneamente - quanto piuttosto un Corso sull’osservazione ed il disfacimento delle barriere che erigiamo in continuazione dentro la nostra mente, proprio per opporci all’amore.

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Al problema della solitudine e al nostro tentativo di risolverla mediante il completamento con qualcuno o qualcosa di esterno (dinamica che viene definita “relazione speciale d’amore”), il Corso dedica molto spazio. Un’intera sezione affronta quest’argomento: La scelta in favore del completamento, (T-16.V). La sezione inizia con la descrizione della natura della relazione speciale e del grande dolore contenuto in essa.

Nell’osservare la relazione speciale, è necessario dapprima rendersi conto che implica una grande quantità di dolore. Ansia, disperazione, colpa e attacco ne fanno tutti parte, intervallati da periodi in cui sembrano essere spariti. Tutti questi devono essere compresi per quello che sono… In parole povere, il tentativo di fare sentire in colpa è sempre diretto contro Dio… La relazione speciale d’amore è l’arma principale dell’ego per tenerti fuori dal Cielo. Non sembra essere un’arma, ma se consideri come la valuti e perché, ti renderai conto di quello che deve essere.
(T-16.V.1:1.3; 2:1,3-4)

E’ chiaro: il problema della relazione speciale consiste nel suo essere un tentativo di attaccare Dio e non accettare l’Espiazione per noi stessi, l’unica soluzione possibile per tornare al Cielo, lo stato di Mente Una. In sostanza, sembra che il nostro dolore sia determinato dalla relazione in sé. Non sembra per nulla che essa sia un’arma che brandiamo per attaccare Dio, ossia per non prendere coscienza del fatto che vogliamo mantenere l’errore della separazione da Dio e dal Cielo dentro la nostra mente. Ecco perché la citazione prosegue con una frase molto incisiva:

La relazione speciale d’amore è il dono di cui più si vanta l’ego, ed è quello che è più attraente per coloro che non sono disposti a lasciar andare la colpa [ovviamente conseguente alla separazione].
(T-16.V.3:1)

Nel capitolo successivo, il 17, compare una frase che riassume meravigliosamente questo piano che l’ego ha attuato e continua a urlare nella nostra mente per impedirci di scegliere la correzione della separazione, definita nel Corso “Espiazione”.

In un certo senso, la relazione speciale è stata la risposta dell’ego alla creazione dello Spirito Santo, Che è stato la Risposta di Dio alla separazione. Perché nonostante l’ego non capisse che cosa era stato creato, era consapevole della minaccia. L’intero sistema di difesa che l’ego ha sviluppato per proteggere la separazione dallo Spirito Santo, è stato in risposta al dono con cui Dio l’ha benedetto e, attraverso la Sua benedizione, lo ha messo in grado di essere guarito.
(T-17.IV.4:1-3)

Riassumendo: Lo Spirito Santo ripete incessantemente nella nostra mente la Risposta alla presunta separazione da Dio, ossia il principio dell’Espiazione che l’ha corretta definitivamente e che noi siamo invitati ad accettare. L’ego, a sua volta, propone una risposta alla Risposta dello Spirito Santo, che consiste nell’elaborazione delle dinamiche difensive della negazione e della separazione, che sono alla base delle relazioni speciali. Sta a noi scegliere quale delle due risposte vogliamo scegliere: l’Espiazione, ossia la Risposta dello Spirito Santo alla separazione, o la relazione speciale, ossia la risposta dell’ego all’Espiazione? Questa è la funzione del nostro libero arbitrio, e possiamo esercitarla in ogni momento.
Ma non potremo farlo se non avremo imparato – come il primo passo del perdono ci insegna - a guardare dentro la nostra mente le dinamiche che l’ego ci propone in continuazione e che noi continuiamo scioccamente a dare per scontate!

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Abbiamo visto la scorsa settimana (per rileggere lo spunto relativo cliccare qui) che il Corso dedica un’intera sezione al modo in cui l’ego cerca di risolvere il problema della solitudine: proponendo l’apparente completamento della relazione speciale d’amore.
Abbiamo visto che per sua natura tale relazione comporta una grande quantità di dolore perché è un’invenzione dell’ego per impedirci di accettare l’Espiazione, ossia la correzione della separazione da Dio. Come abbiamo letto, è addirittura una ben precisa strategia che l’ego ha escogitato per impedirci di accettare questa felice soluzione, che ci permetterebbe di risolvere alla radice il nostro problema, annullandone la causa. Come sempre, l’ego si occupa degli effetti mentre lo Spirito Santo risolve la causa.

Questo è un Corso sulla causa e non sull’effetto
(T-21.VII.7:8)

La sezione (T-16.V) prosegue poi elencando alcune “dinamiche” della relazione speciale d’amore, e fra le altre ne emerge chiaramente una: nella relazione speciale l’amore non è percepito come unione, ma come esclusione. Il perché viene spiegato dettagliatamente: perché l’unione è cercata con un sé speciale, che viene isolato dalla Figliolanza -e quindi separato- escludendo tutti gli altri. Questa è la dinamica che abbiamo visto negli spunti dei mesi scorsi. Consiste nel percepire una persona non come mente (percezione che la renderebbe uguale a tutte le altre menti) ma come corpo (cioè come identità separata). Ciò è indispensabile, perché chi intrattiene nella sua mente una relazione speciale inevitabilmente è catturato dall’ego, e quindi percepisce se stesso come corpo. Se dunque vuole completarsi con qualcun altro all’esterno è obbligato a percepirlo come corpo, perché solo i corpi possono avere l’illusione di unirsi ad altri corpi. (per rileggere gli spunti relativi, dal 346 in poi, cliccare qui). In sostanza la relazione speciale d’amore non è altro se non un’unione di corpi. Abbiamo già letto più volte la citazione:

Le menti sono unite, i corpi no. Solo assegnando alla mente le proprietà del corpo sembra possibile la separazione.
(T-18.VI.3:1-2)

Dovrebbe essere chiaro, dunque, perché nella relazione speciale l’amore viene percepito come separazione ed esclusione (T-16.V.3:8). E anche perché la relazione speciale implica una grande quantità di dolore (T-16.V.1:1). Perché il fondamento stesso della relazione speciale è di impedire l’Espiazione. E siccome l’Espiazione è la nostra unica possibilità di sperimentare l’unione, e di conseguenza di raggiungere la pace interiore, quale pace sarà mai possibile per noi?
Fortunatamente il Corso ci propone la soluzione: guardare dentro la nostra mente le dinamiche che mettiamo in atto nella relazione speciale e riconoscere che essa rappresenta semplicemente un tentativo di anteporre all’Espiazione (cioè al riconoscimento che non siamo separati da Dio) altri dei o idoli (cioè tutte le nostre relazioni speciali d’amore). Una volta riconosciuto questo folle tentativo potremo lasciarlo andare lietamente, scegliendo un diverso completamento: non più il completamento con le illusioni, ma la lieta accettazione del completamento con Dio.

Vedi nella relazione speciale niente di più che un insignificante tentativo di anteporre a Lui altri dei e di oscurare, adorandoli, la loro piccolezza e la Sua grandezza. Nel nome del tuo completamento, non vuoi ciò. Perché ogni idolo che innalzi davanti a Lui sta davanti a te al posto di ciò che sei.
(T-16.V.13)

Riassumendo: Lo Spirito Santo ripete incessantemente nella nostra mente la Risposta alla presunta separazione da Dio, ossia il principio dell’Espiazione che l’ha corretta definitivamente e che noi siamo invitati ad accettare. L’ego, a sua volta, propone una risposta alla Risposta dello Spirito Santo, che consiste nell’elaborazione delle dinamiche difensive della negazione e della separazione, che sono alla base delle relazioni speciali. Sta a noi scegliere quale delle due risposte vogliamo scegliere: l’Espiazione, ossia la Risposta dello Spirito Santo alla separazione, o la relazione speciale, ossia la risposta dell’ego all’Espiazione? Questa è la funzione del nostro libero arbitrio, e possiamo esercitarla in ogni momento.
Ma non potremo farlo se non avremo imparato – come il primo passo del perdono ci insegna - a guardare dentro la nostra mente le dinamiche che l’ego ci propone in continuazione e che noi continuiamo scioccamente a dare per scontate!

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La salvezza sta nel semplice fatto che le illusioni non fanno paura perché non sono vere. Esse sembrano solo far paura nella misura in cui non riesci a riconoscerle per quello che sono: e fallirai in ciò nella misura in cui vuoi che siano vere. E nella stessa misura stai negando la verità, e così non riesci a fare la semplice scelta tra la verità e l’illusione: Dio e la fantasia. Ricorda questo, e non avrai difficoltà nel percepire la decisione per ciò che è, e niente più.
(T-16.V.14)

Da qualche spunto stiamo studiando alcune delle dinamiche della specialezza amorosa, che permettono all’ego dentro la nostra mente di contrastare la nostra scelta corretta di accettare l’Espiazione per noi stessi, ossia la correzione dell’errata credenza nella separazione da Dio. In altri termini, abbiamo visto che il Corso contrappone la relazione speciale d’amore all’accettazione dell’Espiazione per noi stessi.
Questo significa forse che secondo il Corso non dovremmo più avere delle relazioni – in particolare d’amore- con gli altri? Ovviamente no.
Per capire meglio questo concetto dobbiamo ricordare che con l’espressione relazione speciale il Corso non intende un’interazione fra due persone, ma l’interpretazione di questa interazione nella mente di ognuna delle due. La specialezza, in sostanza, è il modo in cui l’ego percepisce la relazione allo scopo di mantenere dentro alla mente l’illusione della separazione. Una frase rassicurante ci aiuta a comprendere meglio il concetto:

Ho detto ripetutamente che lo Spirito Santo non ti priverà delle tue relazioni speciali, ma le trasformerà
(T-17.IV.2:3)

Dunque il Corso, nel proporci di seguire la Guida e l’Insegnamento dello Spirito Santo, non sottintende che noi dobbiamo fare a meno delle relazioni. L’alternativa che propone è il processo di trasformazione, che viene ampiamente descritto nella V sezione del capitolo 17: La relazione guarita. Questa trasformazione consiste nel dare alla relazione uno scopo diverso da quello che le aveva dato l’ego. Mentre l’ego- come abbiamo visto negli spunti delle scorse settimane (per rileggerli cliccare qui)- ha lo scopo di usare la relazione per non udire la Risposta dello Spirito Santo, cioè l’Espiazione (T-17.IV.4:1-3), lo Spirito Santo ha lo scopo di usare la relazione per disfare l’ego, ossia la credenza nella separazione da Dio, e quindi per scegliere di accettare l’Espiazione per se stessi.
Lo Spirito Santo non ci porta dunque via le nostre relazioni, ma le trasforma. E questo significa che sotto la Sua Guida esse divengono il mezzo per imparare ad accettare l’Espiazione per noi stessi.
Credere che il Corso ci inviti a non avere più relazioni è dunque un grossolano errore di comprensione, basato sul confondere il livello della mente con quello del corpo, credendo così che il lavoro proposto dal Corso riguardi il comportamento (avere o non avere delle relazioni) invece che la mente (cambiare il modo in cui interpretiamo le nostre relazioni, cambiandone lo scopo).

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La salvezza sta nel semplice fatto che le illusioni non fanno paura perché non sono vere. Esse sembrano solo far paura nella misura in cui non riesci a riconoscerle per quello che sono: e fallirai in ciò nella misura in cui vuoi che siano vere. E nella stessa misura stai negando la verità, e così non riesci a fare la semplice scelta tra la verità e l’illusione: Dio e la fantasia. Ricorda questo, e non avrai difficoltà nel percepire la decisione per ciò che è, e niente più.
(T-16.V.14)

Abbiamo visto che le relazioni speciali d’amore, volte ad impedirci di accettare dentro la nostra mente l’Espiazione -ossia la correzione dell’errata credenza nella nostra separazione da Dio- implicano dolore e sofferenza. E abbiamo anche visto che pretendono di risolvere il problema della solitudine senza riuscirci minimamente, anzi peggiorandolo ulteriormente.
Ma la citazione odierna ci lascia intravedere uno spiraglio di salvezza. Quale? La soluzione prospettata dal Corso a questo problema consiste nel risolvere la causa del problema, e non l’effetto. Consiste nel perdonare la situazione.
Cosa significa il termine “perdonare” nel Corso?
Significa:
1- riconoscere prima di tutto che il problema si trova dentro la nostra mente e non fuori di essa. Questo è il primo passo del perdono.
2- avere in secondo luogo la determinazione di volerlo risolvere, chiedendo aiuto al principio di correzione già presente nella nostra mente; e questo nel Corso significa chiedere aiuto allo Spirito Santo, Che corregge il problema alla radice. Chiedere aiuto allo Spirito Santo significa dunque- nel Corso- appellarsi al principio di correzione, già presente dentro la nostra mente perché lì posto da Dio Stesso. In questo modo possiamo ricordarci che tale separazione non è mai avvenuta né può avvenire, e che quindi noi- a dispetto delle apparenze- non siamo affatto soli e disperati. La determinazione a voler accettare questa risposta fornita dallo Spirito Santo sarà direttamente proporzionale al nostro assumerci la responsabilità che il problema è generato da noi, e non dal mondo esterno.
Questi due passi non sono delle semplici considerazioni teoriche, ma delle esperienze profonde che ci porteranno a sperimentare uno stato di lievità e leggerezza, armonia e pienezza, gioia e libertà dalle restrizioni. Questo stato viene definito nel Corso istante santo, ossia istante privo di colpa.

Nel mondo della scarsità, l’amore non ha alcun significato e la pace è impossibile. Perché profitto e perdita sono entrambi accettati e nessuno è consapevole che l’amore totale è in lui. Nell’istante santo riconosci l’idea dell’amore in te, e unisci questa idea con la mente che l’ha pensata, e che non può abbandonarla. Siccome ce l’ha dentro di sé, non c’è perdita. L’istante santo diventa così una lezione su come tenere in mente tutti i tuoi fratelli, senza provare perdita bensì completamento.
(T-15.VI.5:1-5)

COMPLETARSI CON LO SPIRITO SANTO

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Per tutti il Cielo è completamento. Non ci può essere disaccordo su ciò, perché sia l’ego che lo Spirito Santo lo accettano. Essi sono tuttavia in totale disaccordo su cosa sia il completamento e come venga raggiunto. Lo Spirito Santo sa che il completamento risiede prima nell’unione e poi nell’estensione dell’unione. Per l’ego il completamento sta nel trionfo, e nell’estensione della “vittoria” fino al trionfo finale su Dio. In questo vede la libertà definitiva del sé, perché niente rimarrebbe a interferire con l’ego. Questa è la sua idea del Cielo. E quindi l’unione, che è la condizione nella quale l’ego non può interferire, deve essere l’inferno.
(T-16.V.5)

Questo paragrafo riassume molti degli argomenti che abbiamo visto nei nostri ultimi spunti.
E riassume anche i due modi in cui l’ego e lo Spirito Santo intendono il completamento.
E’ un argomento molto importante, perché la separazione da Dio – a detta del Corso il nostro solo e unico problema (L-pI.79.1:4-5)- provoca in noi un senso di solitudine, isolamento e esclusione che ci porta a desiderare di completarci per sperimentare nuovamente quell’unione cui aneliamo e che ci sembra irraggiungibile. Il disaccordo fra l’ego e lo Spirito Santo su come raggiungere questo completamento è totale. Vediamo in che cosa consiste questa sostanziale divergenza.
Secondo lo Spirito Santo il completamento è basato su una premessa basilare: l’unione. Sembra una contraddizione. Come possiamo sperimentare preliminarmente l’unione se essa rappresenta proprio quell’obiettivo che non riusciamo a raggiungere? La spiegazione sta nel significato della parola unione. Leggiamo nel Glossario (per accedervi cliccare qui) il significato del termine unirsi:

Nonostante il sogno di separazione, il Figlio di Dio resta unito con gli altri in quanto Cristo, ed unito a Dio in unione perfetta; tuttavia dal momento che condividiamo l’illusione di essere separati, dobbiamo prima di tutto condividere l’illusione di unirci gli uni agli altri, che riflette il processo di perdono che avviene nella nostra mente; solo allora possiamo risvegliarci e ricordare che siamo già uniti; unirsi con Gesù o con lo Spirito Santo è il prerequisito per unirci con i nostri fratelli. (Nota - da non confondersi con l’unirsi esteriormente).

Dunque la parola unione indica l’unione nella nostra mente con lo Spirito Santo, o con Gesù, che ne è la manifestazione (C-6.1:1). Solo unendoci a loro possiamo infatti fare esperienza dell’unione già presente dentro la nostra mente, in quanto la separazione da Dio non è mai avvenuta. In altri termini l’unione con lo Spirito Santo non è altro se non l’accettazione dell’Espiazione, ossia della correzione della presunta separazione da Dio. Ritornando ora alla nostra citazione iniziale, questo è il prerequisito del completamento così come viene proposto dal Corso: accettare dentro la nostra mente l’Espiazione. A questo punto l’unione viene automaticamente estesa dallo Spirito Santo a qualsiasi relazione noi stiamo sperimentando in quel momento.
L’ego la vede diversamente. Per lui l’unione consiste nel trionfo, ossia nel sostenere arrogantemente la nostra presunta separazione, partendo dalla relazione nella quale siamo coinvolti fino ad estenderla a ritroso su Dio stesso. In altri termini l’ego usa la relazione in cui ci troviamo e nella quale cerchiamo quel completamento che crediamo di avere perduto, per affermare l’obiettivo che gli sta veramente a cuore: ribadire che effettivamente noi siamo separati da Dio. Questa è per l’ego la libertà definitiva perché gli permette la sopravvivenza, mentre l’unione della nostra mente con lo Spirito Santo è per lui un vero e proprio inferno, perché lo condanna a scomparire nel nulla da cui proviene.

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Non condurre la tua piccola vita in solitudine, con un’illusione come tua sola amica. Questa non è un’amicizia degna del Figlio di Dio, né una della quale egli si possa accontentare. Tuttavia Dio gli ha dato un Amico migliore, nel Quale si trova tutto il potere in terra e in Cielo. L’unica illusione che tu pensi sia amica oscura la Sua grazia e la Sua maestà, e tiene lontana la Sua amicizia e il Suo perdono dal tuo abbraccio accogliente. Senza di Lui sei senza amici. Non cercare un altro amico che prenda il Suo posto. Non c’è un altro amico. Ciò che Dio ha designato non ha sostituti, perché quale illusione può rimpiazzare la verità?
(T-26.VI.2)

Abbiamo già commentato questa citazione nello spunto 345, all’inizio della nostra indagine sul problema della solitudine (cliccare qui per rileggere lo spunto relativo). Abbiamo visto che la solitudine è la conseguenza della nostra presunta separazione da Dio, e che si risolve riconoscendo che questa separazione è puramente illusoria, perché non si è mai verificata né mai potrebbe verificarsi. Il Corso definisce questo riconoscimento Espiazione, e sottolinea ripetutamente che la nostra unica responsabilità consiste nell’accettarla (T-2.V.5:1). Ma questa accettazione rappresenta il peggior incubo per il nostro ego, ossia per la credenza che la separazione sia effettivamente avvenuta. Ed è più che comprensibile: se noi accettiamo l’Espiazione l’ego semplicemente scompare nel nulla. Ecco perché adotta molte strategie per impedirci tale accettazione.
In questi mesi ne abbiamo viste due. La prima consiste nello spingerci all’identificazione con il corpo, cioè con la nostra identità separata, perché questo ci porta a fuggire dalla mente e quindi dalla possibilità di accettare l’Espiazione, visto che tale accettazione può solo avvenire dentro la mente. La seconda consiste nel proporci costantemente delle relazioni d’amore in cui cercare assiduamente quel completamento cui aneliamo, a causa del profondo senso di solitudine e isolamento in cui la credenza nella separazione ci ha fatto precipitare. Tali relazioni spostano costantemente il problema dalla causa (la mente) all’effetto (il mondo dei corpi), facendoci credere che la soluzione del nostro problema sia all’esterno invece che all’interno.
La citazione odierna ci invita dunque a liberarci -dentro la nostra mente- da quella solitudine che abbiamo invitato nel momento in cui abbiamo scioccamente accolto l’ego. Perché in caso contrario la nostra unica amica sarà la minuscola folle idea di separazione da Dio (T-27.VIII.6:2). Per farlo dobbiamo accogliere al suo posto lo Spirito Santo, un Amico migliore, perché portavoce dell’Espiazione. Liberandoci dalla solitudine nella nostra mente ci libereremo anche della solitudine nel mondo. Non perché magicamente verremo improvvisamente circondati da nugoli di persone, ma perché l’idea dell’unione verrà estesa dallo Spirito Santo dentro la nostra mente a tutte le nostre relazioni, e indipendentemente da cosa possa avvenire nel mondo, ci sentiremo circondati da amici.

Chi dimora con le ombre è davvero solo, e la solitudine non è la Volontà di Dio. Permetteresti forse a un’ombra di usurpare il trono che Dio ha designato per il tuo Amico, se soltanto ti rendessi conto che la sua vacuità ha lasciato il tuo vuoto e non occupato? Non fare amicizia con alcuna illusione, perché se lo fai essa non può che prendere il posto di Colui Che Dio ha chiamato tuo Amico. Ed è Lui Che in verità è il tuo unico Amico. Egli ti porta doni che non sono di questo mondo e solo Lui, al Quale sono stati dati, può assicurare che tu li riceva. Li metterà sul tuo trono quando Gli farai spazio sul Suo.
(T-26.VI.3)

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Chi dimora con le ombre è davvero solo, e la solitudine non è la Volontà di Dio. Permetteresti forse a un’ombra di usurpare il trono che Dio ha designato per il tuo Amico, se soltanto ti rendessi conto che la sua vacuità ha lasciato il tuo vuoto e non occupato? Non fare amicizia con alcuna illusione, perché se lo fai essa non può che prendere il posto di Colui Che Dio ha chiamato tuo Amico. Ed è Lui Che in verità è il tuo unico Amico. Egli ti porta doni che non sono di questo mondo e solo Lui, al Quale sono stati dati, può assicurare che tu li riceva. Li metterà sul tuo trono quando Gli farai spazio sul Suo.
(T-26.VI.3)

Secondo il Corso il nostro unico Amico è lo Spirito Santo. Questo non significa che non dobbiamo avere amicizie nel mondo, ma che possiamo sperimentarle come tali solo se avremo almeno temporaneamente accettato l’Espiazione per noi stessi, accogliendo nella nostra mente l’amicizia della Voce Che parla per Dio, Che ce la propone incessantemente. Se non Gli diamo questa priorità avremo al Suo posto dato priorità all’ego, ossia alla credenza nella separazione da Dio, e questa credenza filtrerà tutte le nostre esperienze del mondo. Proprio come nel “mito della caverna” raccontato da Platone nel VII libro de La Repubblica, il mondo diverrà nella nostra esperienza interiore un agglomerato di ombre con cui non potremo trovare completamento se non nell’illusione, e la solitudine rimarrà l’esperienza alla quale ci saremo auto condannati. L’ego- un’ombra- proietterà se stesso dalla nostra mente sul mondo e noi ci sentiremo circondati da ombre e patiremo i morsi della solitudine. Ma se avremo accolto lo Spirito Santo la nostra percezione muterà radicalmente, e ci vedremo circondati da amici. E questo avverrà indipendentemente dalle condizioni oggettive della nostra vita. Potremo anche essere fisicamente soli, ma la pienezza nel nostro cuore avrà risolto il dramma della nostra solitudine.

Lo Spirito Santo sa che il completamento risiede prima nell’unione e poi nell’estensione dell’unione.
(T-16.V.5:4)

E’ molto importante comprendere che per poter sperimentare il completamento il Corso sostiene non solo la priorità dell’unione interiore (che avviene attraverso l’unione con lo Spirito Santo), ma anche l’idea dell’estensione. Approfondirò più avanti il concetto di estensione. Per il momento ci basti ricordare che non siamo noi a estendere, ma lo Spirito Santo dentro la nostra mente.

L’estensione del perdono è la funzione dello Spirito Santo. Lasciala a Lui.
(T-22.VI.9:2-3)

Grazie allo Spirito Santo, accolto nella nostra mente, l’unione verrà da Lui estesa- sempre nella nostra mente- alle relazioni in cui ci sentiamo coinvolti in quel momento, e faremo esperienza di essere in compagnia di amici, effettivi o potenziali, qualunque sia il loro comportamento. La presenza dello Spirito Santo nella nostra mente ci permetterà di vedere al di là del loro corpo, verso quella mente che condividiamo con loro e con cui ci completiamo.

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